Tre anni fa, esattamente alle 10:08 nascevi tu!

Tu, che ancor prima di essere dentro di me mi avevi cambiata e cambiato la vita.

Avevo una mia società, stavo fuori casa dodici ore al giorno, dalla mattina alla sera ad occupami di preventivi, contratti, clienti; poi, di punto in bianco, iniziai a sentirti; mi chiamavi e mi chiedevi spazio; spazio nella mia mente, spazio nel mio cuore, spazio nella mia anima, spazio nella mia vita.

A quella voce iniziò a far eco un’altra voce, una voce di donna, una voce che non conoscevo. Mi diceva che era arrivato il momento di cambiare, di seguire altre strade, di lasciare il certo per l’incerto.

La voce di donna era profonda e all’inizio arrivava da lontanissimo, poi, andando avanti, la sentii sempre più vicina finché non la riconobbi; erano anni che l’avevo messa a tacere: era la mia voce da bambina, quella che mi ricordava quali fossero i valori in cui credevo: non il lavoro, non il denaro.

Mi resi conto che il tempo della vita fatta di corse, di stress, senza orari era finito: volevo di più!

Così mollai tutto.

Per purificarmi dalla vita precedente ci vollero mesi ed intanto tu scavavi in me il tuo posto, finché non fui pronta ad accoglierti e nascesti in me.

All’inizio mi spaventasti: eri l’incerto fatta persona; come accudirti, come accettare che la mia vita non sarebbe stata più solo mia?

Ma tu avevi da tempo iniziato a scavare in me, avevi creato un tuo piccolo spazio nella mia mente, nel mio cuore, nella mia anima ed ora stavi semplicemente prendendoti il tuo posto.

Mi guidasti in questo percorso che vivevamo insieme, leggevano libri, ascoltavamo musica, cercavamo quella pietra particolare, quel tessuto biologico da utilizzare per farci cucire il cuscino per l’allattamento, scoprivamo la pula di farro, modificavamo la nostra alimentazione, il nostro modo di curarci, il nostro modo di intendere la scuola … … ci facevamo domande su tutto ed ogni risposta era una scoperta, ed ogni risposta poneva altre domande.

Conoscemmo una delle donne che maggiormente ha segnato la mia vita di madre, negli incontri con lei scoprimmo un altro tipo di parto, un altro tipo di musica, un altro tipo di canto; amavi quei suoni, ti muovevi nella pancia con loro ed io facevo cantare la mia voce profonda, quella della bambina divenuta Donna.

Il giorno che ascoltai per la prima volta la tua voce fuori da me era una fredda e soleggiata mattina di Gennaio; il parto che non avrei voluto è quello che devo ringraziare per averti avuto. Se ho accettato quel taglio (anche se a distanza di molto tempo) lo devo a te.

Il primo ricordo che ho di noi insieme sei tu che strisci sul mio petto per arrivare al capezzolo e ciucciare per la prima volta; un esserino così piccolo con tutta quella forza di volontà.

Mi hai salvata da una vita che non mi rendevo conto non esser la mia; mi hai salvata facendomi trovare la mia strada, mi hai salvata quando mia madre è morta qualche settimana dopo la tua nascita.

Oggi compi tre anni! E da tre anni, ogni sera, quando  mi addormento accanto a te, ti osservo e penso che si, tu sei il mio maestro: con la tua caparbietà, con la tua forza di volontà, con la tua allegria, con la tua monelleria, con il tuo voler far da solo sempre, anche quando non dovresti, con quel ditino indice che alzi verso di me mentre mi “sgridi”, con quella mania che hai di mettere tutto in fila, con i tuoi occhioni, con il tuo parlare inglese come un inglese e l’italiano come … un inglese, con il tuo “Fascia no” da quando avevi poco più di un anno e mi indicavi i piedini come a dire: “Ora mi porto da solo” per poi chiederla quando eri/sei stanco.

Ti osservo da tre anni, ti ho osservato mentre scoprivi di poter aprire e chiudere la manina, mentre sorridevi durate il sonno, mentre imparavi a gattonare e poi a camminare, mentre facevi i tuoi primi travasi con i ceci, mentre in estate ti rifiutavi di vestirti (e lo fai ancora), mentre ciucciavi la tetta.

Oggi compi tre anni; ciucci ancora la tetta :), corri, vai in bicicletta, cucini arrampicandoti sulla sedia o, in mancanza, sullo sportello aperto del forno, ti lavi da solo, continui a fare travasi, conti fino a dieci in italiano e in inglese, ti arrabbi quando ti dico che il “giallo” si chiama giallo perché per te è solo Yellow, prendi la porta della casa in cui ci siamo trasferiti a Vigevano per tornare dalla cuginetta ad Anguillara dopo che l’hai vista su Skype, ti arrabbi con le chiusure lampo dei giacchetti perché non si aprono facilmente come vorresti, adori viaggiare sugli autobus …

Oggi compi tre anni e sei anche un fratello maggiore: Luciù, come lo chiami tu, è arrivato poco più di due mesi fa e tu cerchi di aiutarmi come puoi … l’altro pomeriggio l’avevamo messo con il suo cuscinone sul tappeto gioco e quando ha iniziato a lamentarsi hai pensato di provare a prenderlo in braccio per calmarlo, lo hai di poco sollevato da terra mentre io accorrevo e perdevo svariati anni di vita.

Sorrido quando arrivi da me con una macchinina in mano tutto contrariato perché tuo fratello non sa tenerla in mano, o perché piange e tu non senti la tv o la musica.

Sorrido quando fai “Bleah” per la puzza del pannolino; quando lo indichi a chi chiede di lui senza accorgersi che è in fascia sotto al giaccone che indosso, lo fai con quell’aria tutta tua come per dire: sta in fascia addosso alla mamma perché dove dovrebbe stare altrimenti?

Sono le sei del mattino, ti guardo mentre dormi tenendo stretta la tua macchina di Saetta e so che se oggi sono la donna che sono lo devo a te, a tutto quello che mi hai insegnato da quando la tua vocina ha iniziato a farsi strada dentro di me ancor prima che io capissi che fossi tu.

 

Tre anni fa, esattamente alle 10:08 nascevi tu!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *