Gira da qualche giorno questo articolo in cui si racconta di questa nuova tendenza (nata negli Usa sull’onda del libro della due volte mamma Corinne Maier, “Mamma pentita, No Kid. Quaranta ragioni per non avere figli” (Cit)) di vietare l’ingresso ai bambini (ristoranti, alberghi ecc). Prenderò in considerazione solo la situazione “ristorante e/o albergo” e bimbo piccolo (nell’articolo si fa rifermento anche a casi in cui il limite di età sale fino ai diciotto anni).

Ho letto l’articolo, ho letto i commenti presenti sui social network che vanno dal gridare allo scandalo al “Era ora!!”, ho letto di persone che “visto che la madre deficiente non gli diceva niente l’ho sgridato io”, ho letto di coppie infastidite durante la cenetta romantica che lasciano il ristorante prima di aver concluso la serata.

Ho letto definire noi genitori: deficienti, menefreghisti, incapaci di educare, varie ed eventuali … …

Personalmente non trovo così illogica questa scelta da parte di ristoratori e albergatori; mio figlio ha due anni ed ha una voglia irrefrenabile di scoprire il mondo, una energia incontenibile, una gioia di vivere che non è in grado di gestire; d’altro canto devo rispettare anche la volontà di chi vuol starsene tranquillo e beato a cenare e rilassarsi con musica di sottofondo che non siano le gioiose grida di monelli.

Non amano i bambini? Può darsi, ma non è un delitto!

La nostra generazione è cresciuta consapevole che essere educati significava a mala pena respirare, chiedere bisbigliando, e stare ad annoiarsi composti; se facevi “casino” erano punizioni! Oggi non è più così che si educa un figlio, se questo metodo sia migliore o peggiore del precedente lo scopriremo tra vent’anni almeno (sempre che si possa parlare di metodo educativo “migliore”)

E’ anche vero che spesso non si dà lo stesso significato alla parola “educazione”; per me un figlio educato non è certamente quello che vive nel suo mondo traslato di giochetti elettronici, che non sa ancora tenere la penna ma l’I-Pad si; bimbi soli di una solitudine che dovrebbe far riflettere, non silenziosi ma taciturni, non calmi ma “sopiti”.

Sono questi i bambini che sarebbe possibile portare in questi ristoranti e/o alberghi? Beh grazie ma noi non veniamo, andremo altrove.

Se come diceva Maria Montessori il bambino assorbe dall’ambiente circostante suoni, sensazioni, colori non voglio che mio figlio assorba il fastidio e il risentimento che certi avventori o certi clienti potrebbero provare nei suoi confronti.

Il compito di un genitore è anche quello di farlo vivere in un ambiente sano, amorevole, in cui possa sperimentare e sperimentarsi. Molto spesso è la situazione poco adatta al bambino che crea il problema; costringerlo ad un pranzo di matrimonio di sei ore è quasi una violenza, anche noi adulti ci stanchiamo, quale bambino non darebbe in escandescenze? Lo portiamo in un luogo talmente pieno di sedie e tavoli da sembrare un enorme labirinto in cui poter mettere alla prova non solo la capacità di muoversi da solo (magari appena appresa) ma anche il calcolo delle distanze, il rapporto tra la velocità che tiene e l’approssimarsi dell’ostacolo, un luogo che non ha mai visto e che, quindi, è tutto da scoprire, come si fa a pretendere che se ne stia seduto al tavolo a guardarsi attorno?

Noi siamo andati a cena fuori tranquilli finché Mario è stato in fascia e non gattonava dopodiché abbiamo quasi azzerato le uscite nelle ore serali (che hanno anche l’aggravante di essere prossime a quelle della nanna), invitiamo gli amici a cena in modo che lui possa mangiare tranquillo e, se lo desidera, andare a dormire; certo può capitare la volta che si esca ma sappiamo già in partenza che si dovranno fare i turni e stargli dietro e, sicuramente, la scelta del ristorante è fatta con cura, andiamo solo dove conosciamo e sappiamo che sono rispettosi della voglia di vivere di Mario.

L’articolo è decisamente utile anche per noi, dovendo scegliere sappiamo dove non andare per stare tutti più sereni 🙂

 

Quì i bambini non possono entrare? Buono a sapersi 🙂

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