17 novembre 2014 in occasione della giornata internazionale del bambino prematuro, mamma Alice ci racconta l’esperienza vissuta con Olivia Anna Andrea.

Sono felicissima di aver potuto percorrere un pezzo di strada insieme a questa fantastica famiglia.

Buona lettura


“Mi chiamo Alice, la mia bimba Olivia Anna Andrea ed è nata il 23 ottobre 2013 gravemente prematura alla 24° settimana di gestazione: ha passato solo 5 mesi e mezzo al sicuro in pancia. È nata con parto naturale, un parto straordinario, inaspettato, infatti, è nata nel letto di mamma e papà. La sua storia ha dello straordinario, essendo nata in casa è arrivata in ospedale in ipotermia grave, 32 gradi, scaldata a braccia dal personale medico e infermieristico. Andrea è il nome del medico del 118 che l’ha fatta nascere e Anna è quello di mia madre, che ha preso la testa di Olivia appena nata, in un primo momento, non essendo ancora arrivata l’ambulanza. È stata ricoverata in terapia intensiva neonatale a Pavia per 4 mesi e mezzo, di cui uno intubata e quindi senza poter essere mai presa in braccio, al massimo contenuta con le mani, e altri due mesi in c-pap, la mascherina per l’ossigeno. Ha avuto anche due interventi, uno per chiudere il dotto arterioso di Botallo appena dopo tre settimane dalla nascita e dopo tre mesi è stata anche operata agli occhi a causa di una retinopatia.
La prima volta che ho potuto prenderla in braccio è stata il 23 novembre, esattamente un mese dopo la nascita: ho potuto tenerla tra i miei seni in quella che è chiamata marsupio-terapia, un momento tanto aspettato e magico. Da quel giorno, ogni giorno o quasi, siamo stati per almeno tre ore a stretto contatto. Sono stata fin da subito convinta dell’importanza della vicinanza corpo a corpo tra me e lei, ho sempre pensato fosse la medicina più potente.
Olivia è stata dimessa in ossigeno terapia 24 ore al giorno, ma questo non ci ha mai fermato, ho sempre voluto trattarla come una qualsiasi bimba nata a termine e le ho fatto fare tutte le esperienze che ritenevo importanti per noi. Una di queste è stata l’uso della fascia porta bebè, fin da quando è uscita ho deciso di portarla in fascia; l’ho vista come la naturale prosecuzione della marsupio-terapia iniziata in ospedale. Inizialmente, visto il peso piuma che era (ancora oggi non è poi così cicciona) ho utilizzato una fascia elastica, successivamente, con l’aiuto di Alessia Rossetti, consulente del portare di Vigevano, ho trovato il supporto migliore per noi, una fascia rigida Hoppediz light, e ora che ormai Olivia sta seduta, spesso viene portata con una fascia ad anelli, anche se la nostra preferita resta sempre la posizione pancia a pancia.
La fascia ci ha permesso di risperimentare quel legame diretto che per noi si è interrotto troppo presto, e sicuramente la sua indole tranquilla e per nulla allarmata, come spesso accade ai bimbi lungamente ospedalizzati appena nati, lo si deve anche alla fascia. Inizialmente avevamo l’ossigeno, ma nonostante i mille tubicini e fili del saturimetro siamo riusciti sempre a portarla con la fascia, questo dimostra che è un supporto veramente facile da utilizzare. Io e mio marito, entrambi portatori, ci siamo accorti che quando ancora utilizzava l’ossigeno 24 ore su 24, sia mentre stava in fascia, che le ore successive, la richiesta di ossigeno di Olivia era nettamente minore e a volte addirittura nulla.
Sono convinta che la fascia debba essere proposta sempre alle mamme premature, perché rappresenta un’importante opportunità per ricostruire il rapporto precocemente interrotto.”

Ed ora vi presento Alice e la sua Olivia Anna Andrea

Alice ed Olivia

Portare un bambino pretermine, la storia di mamma Alice e della sua Olivia Anna Andrea

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