La Placenta

Era tutto pronto per lei, per accoglierla con lo stesso amore e rispetto che avrei donato a Lucio. Avevo comprato un cestino in cui accomodarla mentre si lavava dal sangue.

La aspettavo con ansia, come aspettavo suo fratello, mio figlio.

Avevo letto di lei e per lei. Avevo scelto di averla con noi, viva, attaccata a Lucio finché avessero voluto.

Ma siccome sono previdente avevo pensato anche all’ipotesi di dover subire un nuovo cesareo e a come avrei fatto per portarla via, per non farla gettare in un secchio come  fosse immondizia.

Perché lei, per Lucio e per me, non era immondizia; era grazie a lei che Lucio aveva vissuto in me, lei aveva fatto da filtro per permettergli di avere il meglio, lo aveva protetto, era cresciuta con lui, era invecchiata, sarebbe nata con lui e poi sarebbe morta nel momento in cui Lucio sarebbe stato pronto a vivere senza di lei.

Un atto d’amore enorme fatto da un “semplice” organo. Ma questo organo è magico e lo capisci quando ti fermi a pensarla, quando osservi la sua forma anche nelle fotografie, quando leggi delle sue potenzialità di guaritrice (vi consiglio di leggere “Il Chakra dimenticato, il libro della Placenta” di Ibu Robin Lim).

E’ l’Albero della Vita.

Portarsi a casa la placenta dopo un cesareo

Documento necessario per avere la placenta

Mi son messa a cercare il documento da presentare in ospedale per poterla portare a casa e l’ho trovato in fondo a questo bellissimo pdf scaricabile dal sito mammadoula.

Quando siamo arrivati in ospedale era nella cartella dei documenti ma alla fine del cesareo non potevo averla con me, quindi ho chiamato un’ostetrica e le ho spiegato che volevo la nostra Placenta.

E quì è avvenuto il primo piccolo segno del suo potere, l’ostetrica non mi ha detto di no, anzi, ha chiamato una collega e le ha detto di recuperarla.

Le ho spiegato che avevo il foglio compilato da consegnare in Direzione Sanitaria e lei non ha battuto ciglio anzi, mi ha subito risposto che l’avrebbe messa in frigorifero nell’attesa che il lunedì (era la notte tra venerdì e sabato) mio marito potesse presentare il foglio.

Il ritorno a casa

Così martedì sera la Placenta è tornata a casa, prima di me e Lucio :), ma mio marito non è molto “stregonesco” quindi non ha fatto altro che prenderla e metterla nel freezer così come era, con tutto il sangue, senza lavarla.

Lucio qualche settimana dopo ha avuto una piccola fuoriuscita di sangue dall’ombelico e, da allora, ogni tre-quattro giorni si arrossava e solo con la polvere di echinacea/arnica passava per poi ripresentarsi.

E quì il secondo piccolo segno, una illuminazione, ho l’idea che sia una forma di comunicazione tra lui e la sua Placenta. Che il fatto di esser stata prima gettata in un frigo in ospedale e poi nel freezer di casa senza troppa cura né delicatezza possa aver creato una energia negativa che Lucio somatizza così o che comunque sia un richiamo per me, affinché io faccia qualcosa per lei.

Il rito

La preparazione

A questo punto trovo normale organizzare un rito per pulirla dal sangue in cui è ancora, a distanza di tre mesi, immersa e onorarla; ho anche la curiosità di osservare Lucio nel momento in cui potrà tornare a toccarla. Così chiamo Annamaria e Rosa, le ostetriche che mi hanno seguita nella gravidanza, Valentina, altra ostetrica e amica e Federica che, anche se a distanza ormai di centinaia di chilometri, è sempre con me in queste occasioni (tramite whatsapp ha potuto esser con noi con le foto che le mandavo in tempo reale); queste donne so che condividono il mio sentire, la mia visione della vita e della sacralità di certi momenti.

Così stabiliamo il giorno e organizzo tutto. Preparo un piccolo altare per lei con candele, una caraffa d’acqua con immersi fiori di lavanda, il famoso cestino dove riporla.

Quando arrivano le mie amiche scrivo un messaggio a Federica e quando mi risponde iniziamo!

La cerimonia

Prendo la Placenta dal contenitore di vetro in cui l’avevo messa a scongelare la sera prima; la tiro fuori dalla bustina di plastica, è la prima volta che la vedo e che la tocco; non emana cattivo odore,  è morbida e si lascia manipolare facilmente.

La adagio nel suo cestino, sotto c’è una insalatiera grande che possa contenere il sangue che perde; la faccio uscire dal sacco, le Donne che sono con me sanno come fare e mi guidano nei movimenti; inizio a lavarla con l’acqua in cui ho versato i fiori di lavanda mentre la ringrazio per esser stata accanto a Lucio durante i mesi della gravidanza, per averlo protetto, nutrito ed accompagnato nella crescita; è un momento magico.

Lucio e la sua placenta

Lucio è in braccio a Rosa ed inizia a sporgersi verso il cestino, lo avviciniamo a lei ed inizia a tendere le braccine; allora decido di fargliela toccare, si avvicina, la accarezza e poi inizia ad affondare le sue manine di bimbo di tre mesi, quasi a massaggiarla.

Rimaniamo tutte senza fiato, è comunicazione pura, l’energia d’amore che li unisce è palpabile, lui sa come toccarla, sa come massaggiarla, la fissa, le “parla” con gli occhioni spalancati, emette gridolini.

Gli metto tra le manine il cordone ombelicale e lui lo trattiene e ci gioca un po’.

Trascorrono minuti eterni, osserviamo grate questa scena magica, assaporiamo ogni istante, ogni carezza che il mio bambino le fa.

Ma arriva il momento di staccarsi di nuovo da Lei, l’abbiamo pulita, onorata, ringraziata, ora la faremo riposare con il sale e i fiori di lavanda in un panno di cotone biologico.

Quando allontaniamo Lucio da Lei mio figlio scoppia a piangere, un pianto che arriva dal profondo, da lontano e tutte noi siamo commosse nel capire che le sta dicendo addio.

Le abbiamo preparato un altare nuovo in un luogo più riparato ed ora è lì, ancora con il sale in attesa di cosa non l’abbiamo ancora deciso. Sicuramente quando sarà pronta Le compreremo una bella scatola e la riporremo; probabilmente quando Lucio avrà un anno o forse più la sotterreremo, si vedrà.

Lucio da quel giorno non ha più avuto alcun rossore nell’ombelico.

 

Le foto che seguono ritraggono la Placenta quindi se credete di non farcela a vederla non apritele 🙂

 

Lucio e la sua Placenta: un amore che ha attraversato due mondi

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