Diciamo la verità: abbiamo voluto la bicicletta ed ora pedaliamo! La donna deve poter lavorare per realizzarsi anche fuori casa ed essere indipendente economicamente, libera di poter scegliere con chi stare e, perché no, poter stare anche sola 🙂

Abbiamo combattuto per questo ed abbiamo vinto!!! Ma cosa abbiamo vinto? O meglio, a che prezzo? Chi paga per tutte queste possibilità che fino a cinquant’anni fa sembravano quasi fantascienza?

Sempre più spesso, in un momento di crisi come questo, leggo e sento donne ammettere che si, vorrebbero un figlio (o ancor più spesso “un altro figlio”) ma non se lo possono permettere; altre che vorrebbero poterlo crescere stando a casa e dedicandogli tutto il loro tempo ma devono per forza lavorare perché a casa il loro stipendio è indispensabile.

Ho preso il treno per anni con bimbi di pochi mesi che alle sette di mattina venivano portati dalle madri ai nonni a Roma o al nido vicino al lavoro, bimbi nervosi, assonnati, infreddoliti; ho visto zainetti più grandi dei loro proprietari contenere pannolini, giochini, pupazzetti utilizzati come sostituti della mamma e ciucci e biberon al posto della tetta. Ho conosciuto mamme che si esaurivano per tirarsi il latte di notte e poterlo lasciare alla baby sitter e madri che, costrette ad iscirverlo da subito al nido, hanno dovuto rinunciare all’allattamento.

Sono vicina ad ognuna di queste mamme perché posso solo immaginare quanto costi fare una scelta del genere; non voglio entrare nel merito delle vite private e delle decisioni che vengono prese all’interno delle mura domestiche ma, una riflessione seria secondo me va fatta.

A chi giova realmente il nostro lavoro? Chi ci  guadagna veramente?

Torniamo a casa stanche morte e dobbiamo pensare alla casa, alle faccende, ai panni, alla spesa, alla cena, la stanchezza ci rende isteriche e nervose e, nove volte su dieci, ce la prendiamo con chi abbiamo attorno, perché magari non ci aiuta come vorremmo o perché non fa le cose come vogliamo siano fatte e di tempo per i figli  ne abbiamo poco e, quando lo troviamo, il cervello ormai è fuso!

Dobbiamo andare in palestra, dal parucchiere, a comperare abiti per l’ufficio o per il tempo libero perché “Lavoro tutta la settimana me lo potrò togliere uno sfizio?!?!?!?”(Vissuto in prima persona 😉 )

Dobbiamo andare in vacanza e non, come si faceva quando ero piccola, prendendo una casa in affitto ma in albergo con formula tutto incluso perché, “Potrò rilassarmi almeno una settimana all’anno?!?!?!!?!?!?” (vedi parentesi precedente)

E i figli crescono con puericultrici, baby-sitter, nonni (che una volta trascorrevano il loro tempo con i nipoti perché volevano mentre oggi perché devono).

I nido privati sono aperti ormai dalle 7 di mattina alle 20; alcuni anche di domenica, addirittura anche di notte.

Non interessa a nessuno approfondire studi che chiaramente indicano come un bambino fino ai tre anni DEBBA stare con la propria mamma (basterebbe cercare sul web nomi quali Bowlby, Winnicott, Spitz, Maria Montessori tanto per citarne alcuni), perché abbiamo scelto di credere che un bambino di un anno VOGLIA socializzare e debba farlo in un nido. Che debba imparare a staccarsi dalla mamma e che, per farlo, debba essere allontanato da lei; che abbia bisogno di regole ed orari fissi e che, per dargliene, sia necessaria la presenza ed il lavoro di un estraneo.

Voglio esser chiara: “estraneo” non è un termine che utilizzo con accezione negativa, conosco personalmente puericultrici che lavorano o hanno lavorato in nidi alle quali lascerei mio figlio senza alcuna remora SE fosse solo per qualche ora e se potessi io stessa condividere con loro la scelta di attività, dieta da seguire ecc.

La mamma che lavora fa girare soldi, è inutile negarlo!! Paga gli stipendi delle lavoratrici delle cooperative che gestiscono i nido comunali o quelli privati, delle baby-sitter che tengono i bambini quando sono malati o negli orari in cui le scuole sono “ancora” o “già” chiuse e la mamma non è ancora libera dal lavoro, pagano i duemila corsi ai quali iscrivono i figli per poterli tenere impegnati: musica, nuoto, calcio ecc… ecc…le console con i migliaia di giochetti annessi (molti dei quali neanche adatti all’età dei figli), i cellulari per poterli in ogni momento rintracciare… … E, come al solito, si inculcano nella mente le solite frasi fatte che diventano quasi un mantra: “al nido il bambino socializza, impara dai più grandi, rispetta le regole, diventa più autonomo”.

Ma allora se è così, per che cosa abbiamo combattuto? E siamo sicure che la scelta di avere tutta questa libertà l’abbiamo fatta noi e non chi sul nostro stipendio lucra e sta aumentando i nostri bisogni per poter vendere quel che potrebbe non servirci?

Vi siete mai chieste come mai quando ti chiedono se lavori intendono sempre “fuori casa” come se fare la casalinga o la mamma a tempo pieno non fosse un lavoro? Ormai siamo arrivati all’assurdo che per “lavoro” si intende solo quello che si fa fuori casa ed è retribuito con una busta paga.

Non voglio entrare del merito del perché tante donne scelgano di lavorare fuori casa, ma vorrei che tutte riflettessimo sulle ripercussioni che questo tipo di vita ha sui nostri figli piccoli e sul nostro esser madri.

Sempre pià spesso incontro madri che, consapevoli di tali conseguenze, cercano tutti i mezzi e gli strumenti per vivere nel modo meno traumatico possibile, per i figli e per loro stesse, il distacco; a queste madri dico: non siete sole, cerchiamoci, incontriamoci, condividiamo il tempo, anche il poco che possiamo.

Combattiamo affinché sia possibile lavorare e vivere la maternità in modo naturale e sano per noi e per i nostri bambini; non vogliamo altri nido, vogliamo più tempo per stare con i nostri bambini; vogliamo agevolazioni per le ditte che accettano il part-time maternità.

Diamo vita a Banche del Tempo di mamme, mettiamo a disposizione un po’ di noi stesse, barattiamo quel che non ci serve, organizziamo swap-party, cerchiamo di non farci sviare dai falsi bisogni e ponderiamo sempre per bene le spese che vogliamo fare, condividiamo oggetti che possono esser “vissuti” da più bambini; optiamo per i pannolini lavabili che possano esser riutilizzati.

Apriamo le porte dei nido alle mamme, che diventino luoghi protetti per la coppia mamma-figlio; con le puericultrici che aiutano la mamma in difficoltà, con professionisti presenti in caso di bisogno; luoghi in cui seguire corsi di musica, arte, massaggio, in cui incontrarsi e confrontarsi tra mamme.

Una realtà fatta di mamme che possono lavorare solo part-time e godersi i propri figli per il restante tempo NON è competitiva e NON fa fare soldi!!!!

Sarebbe invece una realtà più sana, più “femminile”, più proiettata verso un futuro di cooperazione e di empatia, di rispetto dei sentimenti e dei bisogni perché, come amo dire spesso, noi mamme scegliendo il tipo di accudimento per i nostri figli decidiamo su quali valori si baserà il futuro! Il bambino rispettato che si sente amato oggi, sarà  un adulto rispettoso ed equilibrato domani.

Ma questo futuro lo vogliamo veramente migliorare tutti? Vogliamo veramente che la logica della competitività, della ricerca spasmodica della vittoria, della vendetta, della violenza e della guerra soccombano alla logica della pace, della empatia, del rispetto reciproco, dell’amore per Madre Natura?

Questa è la vera battaglia che dobbiamo combattere noi madri, senza lasciarci coinvolgere in inutili, futili e strumentali polemiche create ad arte per distoglierci dall’unica meta che tutte desideriamo: vedere felici e realizzati i nostri figli.

Mamme che lavorano: Indipendenza economica a quale prezzo?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *