Ultimamente mi imbatto spesso in una vignetta; già dalla prima volta che l’ho vista ho storto la bocca e, visto che mi si para davanti ogni tanto, voglio condividere il mio pensiero.

La vignetta è questa

 

La vignetta rappresenta effettivamente la realtà delle cose; una donna che ha scelto di esser casalinga e mamma compie tutti questi lavori. Quel che non riesco a sopportare è il finale.

Che una donna che scelga di fare la mamma a tempo pieno sia ripagata di tutte le sue fatiche dal sorriso dei propri figli va benissimo, che trovi nel vederli crescere e progredire giorno per giorno la sua gioia è palese ma questo non significa che debba accontentarsi di questo.

La donna che decide di lavorare in casa non viene mai rispettata come quella che lo fa fuori casa; viene quasi sempre trattata come una che campa sulle spalle del marito, paragonata alla più classica delle mantenute.

E quando diventa mamma la situazione precipita, in una società in cui è normale se non auspicabile che i figli vadano al nido il prima possibile, che imparino ad addormentarsi da soli anche al prezzo di convulsioni, in cui biberon e ciuccio sono la regola e il latte di mamma non è mai abbastanza né abbastanza “buono”, la neo-mamma che sceglie di accudire il proprio bambino standogli accanto e assumendosi l’onere e l’onore di farlo ventiquattro ore su ventiquattro è come se rinunciasse all’istante a qualsivoglia tipo di aiuto; hai deciso di utilizzare pannolini lavabili anziché i più pratici e “veloci” usa&getta ed ora ti trovi in inverno col problema dei panni che non asciugano? Problemi tuoi! Vuoi dormire con tuo figlio ma si sveglia duecento volte a notte? Potevi metterlo in cameretta e seguire Estivill! Vuoi tenerlo con te e non madarlo al nido? Non ti lamentare se poi non riesci neanche a fare pipì in santa pace!

Ecco, questo è quel che vive una donna che sceglie di esser mamma e, perdonatemi, il sorriso di mio figlio (che pure mi riempie di gioia) non mi dà piena soddisfazione; non lo fa perché mi sento veramente avvilità difronte alla totale mancanza di riconoscimento della importanza che ha oggi il diventare mamma e il crescere un figlio.

Il problema è che aprire nidi perché le donne possano (o debbano?!!?!?!?) andare a lavorare è più “consono” alla società di oggi; perché far acquistare giocattoli su giocattoli alle mamme che si sentono in colpa perché non possono dedicare un tempo adeguato ai loro bambini, fa più comodo; perché inventarsi duemila corsi per impegnare i figli e non farli sentire soli significa creare bisogni che, in realtà, sono indotti da una realtà malata in cui l’esser mamma a tempo pieno dà fastidio.

E non è che alle mamme costrette a lavorare vada meglio, costrette come sono a fare il lavoro fuori casa e quello in casa; ma a loro, però, viene almeno riconosciuta la stanchezza a fine giornata, la possibilità di lasciare indietro qualche lavatrice e, addirittura, la possibilità di avere mucchi di panni da stirare, nonché la facoltà di assumere un aiuto. Noi che invece ci occupiamo dei figli dovremmo avere la casa ordinata, linda e pinta; il cesto dei panni sporchi perennemente vuoto; il ferro da stiro come prolungamentop del nostro braccio; le cene degne di MasterChef e i bambi felici che giocano tranquilli; il tutto condito con trucco e parrucco perfetto ed una linea invidiabile.

La realtà è che già è tanto se riesci a lavarti al mattino!!:)

Non fraintendetemi rifarei la mia scelta di mamma a tempo pieno in ogni istante, lo scelgo ogni secondo della mia giornata, vorrei solo avere un po’ di consideraizone in più per la mia “occupazione” 🙂

Lo stipendio di una mamma a tempo pieno

2 pensieri su “Lo stipendio di una mamma a tempo pieno

  • 16 maggio 2013 alle 20:20
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    Con il mio commento vorrei solo farti sapere che, nonostante le cose stiano come tu dici, ci sono delle mamme a cui non importa la gratificazione esterna, perchè ritrovano, come me, nel crescere i figli e nel proprio duro lavoro di madri (se lo hanno scelto, ovviamente) la potenza dell’essere madri e l’onore di un ruolo così importante specialmente al giorno d’oggi in cui noi esseri umani siamo in guerra con tutti, con la Natura, con noi stessi, con la vera essenza delle cose. La parte della mia vita che ha avuto inizio con la maternità mi ha dato tanto quanto la parte precedente e, spero, quanto me ne darà la vita dopo che i figli si saranno allontanati fisicamente da me. Trovo che la differenza tra il mio modo di vedere le cose ed il tuo stia essenzialmente nell’aspettativa che si ha dalla nostra maternità. Io mi aspetto solo di vedere quante sorprese e quante sfide la vita possa ancora propormi, e vedere se riuscirò, insieme ai miei figli, a fare di me, di loro e di questo piccolo mondo di cui sono parte un mondo anche in piccola parte migliore. Degli altri non mi interessa granché, perchè gli altri stanno facendo la loro, di strada, che si incrocia solo occasionalmente con la mia. In definitiva, direi che noi donne dovremmo rimanere concentrate sul Centro di cui siamo evidente emanazione, e non perderci sui dettagli. Se le nostre madri (anche quelle femministe) hanno sbagliato in qualcosa, lo hanno fatto senza sapere di farlo. Ora noi, che abbiamo maggiori informazioni e la storia delle nostre madri che insegna, dovremmo finalmente voltare pagina e dedicarci a cambiare una volta per tutte questo mondo. Dobbiamo essere delle vere madri. Chissà se ce la faremo… Buon proseguimento ! 🙂

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    • 17 maggio 2013 alle 06:14
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      Cara Paola, leggere il tuo commento mi ha fatto molto piacere perché, meno di una settimana fa, abbiamo proposto un Convegno proprio sulla Maternità legata alle diverse Culture e alla Natura. Anche io come te ho scelto di rispondere alla chiamata della Grande Madre e ho smesso di lavorare prima di rimanere incinta proprio per riconnettermi a Lei ritrovando l’essenza del femminino che giaceva in me sotto ad una serie di “necessità” che non sentivo più mie. Già da quando aspettavo Mario ho iniziato a fare tante esperienze, ricerche e leggere tanti libri per avere una panoramica ampia sulle possibilità che abbiamo mio figlio ed io per crescere in armonia tra noi e con ciò che ci circonda. Dalle tue parole si evince che, come me, sei una donna che ha avuto la forza e la fortuna di riuscire a fare una scelta consapevole e portarla avanti nonostante i se e i ma ma, purtroppo, non per tutte è così. Molte donne quando diventano mamme rimangono in balia degli eventi e dei commenti, spesso sprezzanti, di chi sta loro intorno e dovrebbe, almeno in teoria, sostenerle. Questo sostegno troppo spesso manca! Per questo è importante far nascere Cerchi di mamme, i quali non vogliono certo essere un centro d’ascolto psicologico, ma una piccola comunità in cui scambiarsi idee, dal corpo e vita a progetti, condividere esperienze. Se il movimento femminista ha sbagliato qualcosa, e convengo assolutamente con te che sia stato fatto in buona fede, ha errato, secondo me, proprio nel non rendersi conto che lasciava qualcuna indietro. Non mi interessa che il valore di ciò che faccio sia riconosciuto dagli altri per me stessa, ma per tutte le donne che scelgono la maternità come impegno quotidiano; un conto è il livello personale un conto è quello percepito dall’esterno che, a mio parere, rimane sempre importante e complementare a quello più intimo.

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