Il 16 marzo 1965 don Lorenzo Milani viene denunciato da un gruppo di ex combattenti alla Procura della Repubblica di Firenze e rinviato a giudizio per apologia di reato.

La sua colpa è quella di aver risposto ad un comunicato dei “cappellani militari toscana” pubblicato su La Nazione di Firenze il 12 febbraio 1965 in cui si scriveva: ” … … Considerano (i cappellani n.d.r.) un insulto alla Patria e ai suoi caduti la cosiddetta “obiezione di coscienza” che, estranea al comandamento cristiano dell’amore, è espressione di viltà”.

Non potendo per motivi di salute recarsi in tribunale per chiarire la sua posizione di difensore nei riguardi degli obiettori , don Milani scrisse di suo pugno una lettera ai giudici per spiegare il suo pensiero; di questa lunghissima missiva voglio estrapolare una parte che ritengo molto importante per quel che riguarda la sua visione della scuola.

“A questo punto mi occorre spiegare il problema di fondo di ogni scuola.

E siamo giunti, io penso, alla chiave di questo processo, perché io, maestro, sono accusato di apologia di reato, cioè di scuola cattiva. Bisognerà dunque accordarci su ciò che è scuola buona.

La scuola è diversa dall’aula del tribunale. Per voi magistrati vale solo ciò che è legge stabilita.

La scuola invece siede tra il passato e il futuro e deve averli presenti entrambi.

E’ l’arte delicata di condurre i ragazzi su un filo di rasoio: da un lato il senso della legalità (e in questo somiglia alla vostra funzione), dall’altro la volontà di leggi migliori cioè in senso politico (e in questo si differenzia dalla vostra funzione).

La tragedia del vostro mestiere di giudici è che sapete di dover giudicare con leggi che ancora non son tutte giuste.

Son vivi in Italia dei magistrati che in passato han dovuto perfino sentenziare condanne a morte. Se tutti oggi inorridiamo a questo pensiero, dobbiamo ringraziare quei maestri che ci aiutarono a progredire, insegnandoci a criticare la legge che allora vigeva.

Ecco perché, in un certo senso, la scuola è fuori dal vostro ordinamento giuridico.

Il ragazzo non è ancora penalmente imputabile e non esercita ancora diritti sovrani, deve solo prepararsi a esercitarli domani, ed è perciò da un lato nostro inferiore  perché deve obbedirci e noi rispondiamo di lui, dall’altro nostro superiore perché decreterà domani leggi migliori delle nostre.

E allora il maestro deve essere per quanto può, profeta, scrutare i “segni dei tempi”, indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in confuso.

Anche il maestro è dunque in qualche modo fuori del vostro ordinamento, e pure al suo servizio. Se lo condannate attenterete al progesso legislativo.

In quanto alla loro vita di giovani sovrani di domani, non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo d’amare la legge è obbedirla.

Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (Cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate.

… ….

Del resto ho già tirato su degli amorevoli figlioli. Ottimi cittadini e ottimi cristiani. Nessuno di loro è venuto su anarchico. Nessuno di loro è venuto su conformista. Informatevi su di loro. Essi testimoniano a mio favore.”

Tratto da “L’Obbedienza non è più una virtù” a cura della Fondazione don Lorenzo Milani

 

La “scuola buona” di don Milani, maestro accusato di apologia di reato.

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