Eccoci qua, ormai è proprio terminata! L’abbiamo vissuta con molta intensità e gioia ma ora dobbiamo ammettere che è proprio finita; stiamo parlando della esogestazione.

La prima volta che ho sentito questo termine è stato durante il mitico corso pre-parto tenuto da Letizia Galiero (che sempre ringrazio per avermi RIaperto gli occhi e l’anima su tante cose).

Il cucciolo d’uomo nasce non perché sia pronto fisicamente e psicologicamente a farlo ma, più semplicemente, perché il suo cranio è al limite della dimensione che gli permette di attraversare il canale del parto; saputo questo si rimette in gioco tutto perché se il neonato non è in grado di “badare a sé stesso” a chi spetta questo compito? Ma alla mamma naturalmente! E se la mamma non lo fa? Il neonato muore! E non importa se siamo nel 2012 con tutta la tecnologia possibile ed immaginabile, senza la sua mamma accanto lui si sente perso, e per un neonato sentirsi perso equivale ad esserlo sul serio.

Semplice e spietato come solo Madre Natura sa essere.

Quando sei venuto al mondo non eri in grado neanche di girarti; dipendevi in tutto e per tutto da me, dalla tua mamma e  tu, piccolo mio, appena nato eri solo istinto, non sapevi che gli adulti hanno inventato un aggeggio che, volendo, mi avrebbe permesso di sentirti piangere anche da un’altra stanza, o che ci sono studi e studi su come far assomigliare una tettarella di plastica al mio capezzolo, o che esistono carrozzine e passeggini per la passeggiata, o che puoi “divertirti” mentre io faccio altre cose più importanti (!?!!?!?!?) con”sdraiette” e  “palestrine”.

E il tuo istinto ti diceva che se non sentivi l’odore della mamma eri in pericolo, che quando cercavi nutrimento e coccole dovevi trovare il calore del seno; che dovevi imparare tante cose ed anche in fretta, osservare, ascoltare, interagire e fare tutto ciò stando nell’unico posto adatto a te e nel quale il tuo istinto ti diceva saresti stato al sicuro: le braccia della tua mamma, accanto al mio cuore, a portata di seno.

E’ in braccio alla mamma che, sentendoti al sicuro, hai potuto iniziare ad imparare a vivere quando non eri capace neanche di girarti.

Questi sono stati i mesi dell’esogestazione, giorni fondamentali per costruire il rapporto fra me e te, un rapporto fatto di sicurezza e di amore; di competenze acquisite e scoperte come innate, mesi trascorsi in simbiosi (qualche invidioso parla di vizi 🙂 )

Ora che questo periodo magico è finito, che gattoni come un fulmine e che già ti vedo più indipendente da me, so che hai capito che  le braccia della tua mamma saranno il porto tranquillo al quale tornare dopo i tuoi viaggi di avanscoperta e il luogo in cui potrai rifugiarti se qualcosa andasse storto, di cadute ne fai e ne farai ma le braccia di mamma saranno sempre pronte a prenderti e a stringerti.

La nostra esogestazione

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