Giornata internazionale dell’ostetrica

ostetrica

 

Scopro che oggi, 5 maggio, è la giornata dedicata alla figura dell’ostetrica; quale giorno migliore, quindi, per rivivere e raccontare il periodo in cui ho avuto la fortuna di avere accanto due Donne meravigliose, le ostetriche che mi hanno seguita nella mia seconda gravidanza.

 

 

Ricordo la prima telefonata che feci ad A., la sua voce forte e al tempo stesso accogliente, ricordo la sensazione di benessere che ho provato subito dopo aver riattaccato.

Ricordo la gioia con la quale mi svegliavo le mattine che sapevo sarebbero venute a visitarmi; ricordo quelle “visite” fatte di chiacchiere, di “Come ti senti?” “Come va?”, tra una tisana ed un racconto di vita quotidiana; fatte di richieste di permesso per potermi toccare la pancia, per poter toccare il bambino dentro di me.

Ricordo la sacralità con la quale venivamo trattati io e Lucio, la dolcezza, il rispetto.

Ricordo Lucio che si spostava verso A. mentre lo chiamava.

Ricordo le ore del mio travaglio, i massaggi di R. che mi ha coccolata per tutta la notte, ricordo il senso di protezione che provavo, e come mi hanno guidata ad accettare il mio secondo cesareo.

Ricordo Lucio che le ha riconosciute la prima volta che le ha viste in casa, come osservava A., come a dire “Ah ecco, sei tu quella che mi chiamava?”, come si è lasciato andare tra le braccia di R.

Non è semplice trovare le parole per raccontare certe sensazioni, avere le stesse due Donne accanto nei mesi è stato per me fondamentale.

Imparare a conoscerle e accettare di farmi conoscere è stato per me importantissimo; uscire dalla dinamica “chi ti tocca ti tocca” e scendere in intimità con le persone che avrebbero accolto mio figlio in questa realtà, che mi avrebbero vista messa a nudo dai dolori del travaglio, dai giorni no della gravidanza, dalla stanchezza.

Vivere la gravidanza con loro è significato affrontare un viaggio; in questo viaggio a volte mi hanno solo indicato i passi successivi lasciandomi sola a percorrerli, in altri momenti mi hanno tenuta per mano, in altri tenuta in braccio; sempre rispettandomi, mai sostituendosi a me.

Non mi sono mai sentita in balia degli eventi, ho scelto di affidarmi a loro, alla loro professionalità nel momento in cui, conoscendole, ho capito che mai mi avrebbero trattata come quella che deve fare come dicono loro perché loro hanno studiato ed hanno il pezzo di carta.

Quello che mi ha sempre disturbata è che spesso sembra che senza un ginecologo (magari uno che ti visita ogni mese privatamente e poi ti fa partorire nell’ospedale in cui lavora) non sei capace neanche di vivere la gravidanza e lo dico con cognizione di causa perché la mia prima gravidanza fu così: ogni mese visita privata ed esami vari; ogni colpo di tosse chiamavo la ginecologa perché non ero neanche in grado di ascoltarmi.

Che bello invece esser accompagnata nella consapevolezza, nell’accettazione dei cambiamenti naturali che avvengono in quei nove mesi, nella scoperta del tuo corpo che si modifica, nell’ascolto della vita che sta crescendo in te, quella vita che raramente viene rispettata come persona quando vai a fare i controlli di routine (penso alle ecografie varie e ai monitoraggi); percorrere il cammino coi nostri tempi, coi nostri modi.

Devo esser sincera, di ostetriche vere ne ho conosciute diverse, penso a Monica con la quale ho fatto il corso per diventare consulente con la Scuola del Portare®, a quelle che erano in reparto a Viterbo alla nascita di Mario e a quelle fantastiche che ho trovato a Milano per Lucio; poi c’è Valentina che è una grande Donna dalla parte delle Donne, al suo modo delicato di avvicinarsi al parto a come segue le donne in gravidanza, alla dolcezza con la quale le accoglie; purtroppo ho conosciuto anche quelle che si lasciano trattare da ferriste o da segretarie dai ginecologi, che non credono più che ogni donna sia in grado di partorire, quelle che fanno la guerra alle colleghe libere professioniste dicendo che è per tutelare la donna  (come se fossimo delle bambine stupide che non sanno informarsi e decidere in piena coscienza da chi farci assistere), quelle che se la prendono con le donne che raccontano le violenze ostetriche subite (come se una donna si divertisse a condividere ferite così profonde).

Ecco, mi piacerebbe che nel giorno a loro dedicato, tutte le ostetriche cercassero di ricordare i motivi che le hanno avvicinate a questa loro meravigliosa professione, che riuscissero a mettere al centro il rispetto per noi mamme e per i nostri bambini, che scegliessero di accompagnarci senza sostituirsi a noi, senza farci sentire incapaci di dare la vita senza avere almeno due monitor e tre persone laureate intorno, che si riappropriassero del loro ruolo unico.

Termino con un articolo stupendo scritto da Monica qualche anno fa, lei è una forza della natura, una grande Donna come traspare da queste sue parole 🙂

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