In molte parti del mondo, quelle in cui “indossare” i propri bambini è normale e si fa dalla notte dei tempi, la stoffa che viene utilizzata ha una storia propria. E’ la storia della famiglia, della tribù di appartenenza, dell’etnia.

In alcuni villaggi quel pezzo di stoffa viene tramandato di generazione in generazione, in altri viene appositamente realizzato per quell’individuo che lo terrà con sé per tutta la sua vita.

Anche i colori e le fantasie, spesso vengono scelti con cura ed in base a delle regole condivise dalla comunità.

Questo aspetto del Portare mi ha sempre affascinata molto; noi non siamo abituati a dare importanza a ciò che è “usato”o “vissuto”. Portare il proprio figlio addosso è un po’ come tornare all’essenziale, non mi serve la carrozina o il passeggino, non acquisto un attrezzo che sostituisca me, ritorno all’essenziale perché nel liberarmi dai falsi miti, dai falsi bisogni, nell’ acquistare in modo “sostenibile” (un prodotto che ne sosituisce diversi) ritrovo il piacere e la gioia di quel che è indispensabile: il contatto con mio figlio.

Quando è nato il mio tesoro l’ho avvolto in una fascia “usata”, era quella con la quale mia sorella aveva portato mia nipote; tra l’ordito e la trama di quella stoffa c’era il vissuto di mia sorella e di sua figlia, le loro carezze, il loro osservarsi, il loro scoprirsi, il loro crescere insieme.

Ora questa ricchezza immensa veniva passata a me e Mario.

Quella fascia era stata scelta con cura (mia sorella è sarta e sa cosa cercare per quel che riguarda tessuti e certificazioni), era stata fatta arrivare dalla germania appositamente per Michela.

Oggi ci sono una moltitudine di fantasie, di stoffe, di grammature, anche nel mondo del Portare è arrivata la moda e i prezzi salgono vertiginosamente.

Ogni tanto anche a me capita di perdermi nelle fantasie che vedo nei siti dedicati o nelle foto delle mamme portatrici, ma poi mi viene in mente la fascia “di famiglia”, non è bellissima ma è la nostra, ha portato già due coppie mamma-bambino e, ogni volta che la guardo, mi riconnette all’essenziale, all’imprescinbile: quella fascia ha accolto i nostri cuori.

La fascia del cuore

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