Questo articolo lo scrivo affranta!

Già, sono proprio affranta perché ovunque guardo non faccio altro che vedere mamme, ostetriche, doule, venditrici che insegnano a portare i bambini, organizzano incontri, inaugurano fascioteche.

Non voglio continuare a spiegare qual è il lavoro della Consulente della Scuola del Portare (potete leggere questo splendido articolo scritto da Veronica per il suo blog PuroContatto) vorrei solo condividere l’amarezza di vedere il nostro lavoro non compreso, sminuito e di leggere sempre più spesso commenti di donne che si improvvisano consulenti o cuciono supporti  perché magari hanno portato per anni i loro figli o perché fanno lavori che le mettono a contatto con mamme.

Partorire non mi fa diventare un’ostetrica o una doula; cucinare per mio figlio non mi fa diventare una nutrizionista; saper mettere due punti di cucito non fa di me una sarta.

Quello che fa diventare un professionista è l’approfondimento, lo studio continuo, il tempo dedicato alla teoria che c’è dietro ma, soprattutto, il sapere personalizzare le conoscenze; ogni neonato è unico, ogni neo-mamma è unica, ogni coppia mamma-figlio è unica.

Rimango estremamente delusa soprattutto da quelle professioniste che, pur difendendo a spada tratta il loro lavoro e la loro unicità, prevaricano senza ritegno lo spazio delle altre. Bisognerebbe lavorare in rete e non l’una contro l’altra partendo dal presupposto che la mia professione sia più utile della tua; questo approccio non è femminile e non aiuta le mamme. Se mi accorgo, durante una consulenza, che la mamma ha problemi mi rivolgo, a seconda dei casi, ad una consulente per l’allattamento, una psicologa, una doula; non posso pensare di poter fare tutto io perché ho allattato, oppure capisco quello che prova quella mamma perché anche io ho avuto problemi di adattamento subito dopo la nascita di mio figlio.

Ognuna deve avere il suo spazio per poter far sbocciare una mamma consapevole, per farla scoprire competente;  il lavoro di squadra è fondamentale perché ascoltare diverse voci, diverse storie, diversi approcci non può che far sentire la mamma parte di un progetto grande, bello e facile da seguire. Per scelta personale non ho voluto aggiungere altre competenze a quella che già ho, non insegno massaggio, non sono peer-counselor, non farò la doula proprio perché ho sempre preferito cantare in un coro piuttosto che esser solista, mi trovo più a mio agio in compagnia, potendo condividere con professioniste che hanno altre competenze la mia strada, perché ognuna ha un tono di voce, un modo di porsi, un carattere, una storia tutta sua che mette a disposizione della mamma e delle altre esperte; tra tutte, ci sarà sempre “quella con la quale mi sono presa subito” che magari potrei non esser io ma la mia collega peer-counselor, o la doula e questo lavorare in sinergia permette comunque alla mamma di poter usufruire di ognuna di noi.

Questa, a mio parere, dovrebbe esser la giusta via: collaborare per costituire un bellissimo coro!

Non mi sognerei mai di improvvisarmi doula o ostetrica, non mi metterei ad aiutare donne a partorire in casa solo perché, a mia volta, ho partorito (non potrei farlo comunque visto che ho avuto un cesareo 😛 ), mia sorella sarta mi ha insegnato a mettere bottoni ma non mi sogno neanche di cucire abiti ad altri.

Proprio ieri ho ascoltato, durante un convegno, un esempio che ho trovato calzante per la nostra professione: saper cucire non significa esser sarti, il sarto è il professionista che cuce l’abito addosso alla persona; puoi comperare abiti cuciti in serie, e ti stanno bene, ma non è certo lo stesso che indossare un abito cucito su di te da un sarto!

Altro punto che vorrei toccare è quello legato alle reazioni ai nostri articoli; cerchiamo di spiegare la nostra professionalità e ci troviamo attaccate da tutte quelle donne, mamme portatrici in primis, che ci accusano di pensare che non abbiano empatia, tecnica o che si appellano addirittura al fatto che l’insegnamento di una pratica come quella del portare dovrebbe esser gratuita e non a pagamento.

Chi, come me, ha scelto di diventare Consulente del Portare ha investito tempo, denaro (anche per poter parmettere alle mamme di provare diversi supporti), ha fatto un percorso personale lungo e, a volte, anche emozionalmente importante per poter seguire le neo-mamme nel modo più equilibrato e attento possibile.

Noi non insegnamo tecniche perché vanno di moda su You-Tube o perché “l’ho vista ad un’amica ed è bellissima”; noi scegliamo tra le varie tecniche quella più adatta a quella coppia mamma-figlio; sappiamo cosa andare a controllare quando si parla di strumenti portanti (non solo il colore o il disegno 😉 ); non è detto che la legatura con cui mi sono trovata bene io vada bene per la mia amica; non è detto che lo strumento che ho utilizzato sia appropriato per tutti i bambini o le mamme..

Ultimo questo “sfogo” tranquillizzando comunque tutte le mamme, le associazioni e le professioniste che vogliono usufruire dei miei servizi: Io ci sono e ci sarò!!! Anche solo per una parola, o un consiglio (come del resto è sempre stato 😉 )!

La consulente affranta

7 pensieri su “La consulente affranta

  • 8 ottobre 2013 alle 09:11
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    Mha e come se nn potessi far i biscotti in casa perché nn sono pasticcera o il pane perché nn sono panettiera !!! Per la mia esperienza di mamma il confronto con altre mamme è stato fondamentale ed educativo e tante volte illuminante…non ritengo di dover ricorrere ad una specialista sul portare quando posso sentire e vedere da sola con mano e scegliere il supporto che preferisco e meglio si adatta alle mie esigenze!

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  • 8 ottobre 2013 alle 09:21
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    quindi mia nonna ha sbagliato a insegnarmi a fare i biscotti… infondo non era una cuoca 😉

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  • 8 ottobre 2013 alle 09:22
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    io ho avuto un segno dall'alto: rotto il forno, aggiustato, immediatamente rirotto. NON devo cucinare biscotti, torte, pizze…Non devo!

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  • 8 ottobre 2013 alle 12:26
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    anche mia mamma ad insegnarmi a cucinare,.e mia suocera a cucire..mica è sarta!! 😛

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  • 12 ottobre 2013 alle 17:29
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    L'esempio del cucinare mi piace molto; sarà che non sono affatto brava 😉 Comunque avete colto nel segno, la mamma, la suocera, l'amica insegnano a cucinare, a fare il pane, i biscotti. Tra amiche si scambiano esperienze e ricettine, il tutto "condito" dal confronto e, magari, qualche segreto di famiglia. Questo modo di vivere, appoggiandosi ad una comunità vera, basata su valori forti, è fondamentale, bisogna assolutamente tornare a vivere così. Ma se volessi aprire un ristorante e "sfamate" più persone, tra le quali magari vegan, celiaci, intolleranti a "che ne so", o se la mia passione per le torte mi portasse a voler diventare un cake-design che potesse conoscere l'arte in tutte le sue potenzialità andrei a fare un corso apposito. Questo non significa che il pane fatto in casa non è buono, significa solo che c&#039è differenza tra fare un chilo di pane in casa e aprire un forno (ad esempio nelle quantità di ingredienti necessari o nei tempi di preparazione). Oltre tutto ogni consulente lavora in rete con le altre e questa è una ricchezza enorme, puericultrici, doule, fisioterapiste, ostetriche che condividono le loro professionalità, i loro approfondimenti e i loro studi sulla pratica del Portare, per non parlare delle preziosissime traduzioni di studi svolti negli Stati Uniti o in Germania o, ancora, dei test sugli strumenti portanti. Probabilmente non sono riuscita a spiegarmi bene ma quello che intendevo è che il lavoro degli altri sembra sempre più facile di quel che è in realtà e mi dispiace che si parli della mia professione come se fosse inutile. Non credo faccia piacere ad alcuno 🙂

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