Mario ha ormai quasi diciassette mesi e il momento dell’allattamento rimane intenso e solo nostro; gli sguardi che ci lanciamo, i sorrisi che condividiamo riempiono i nostri cuori più di quanto la parola possa far intendere.

E si che l’inizio non è stato facilissimo! Partorito con cesareo un bimbo di 3,850Kg che dormiva beatamente e si attaccava pochissimo; io con i punti non ero comodissima (mi premeva proprio sulla ferita) e così il calo fisiologico è stato maggiore del fatidico 10%. Non che Mario stesse male ma era calato 400gr anziché 385 (?!?!?!?!?!?!?) così, la seconda sera, venne da me una puericultrice del nido a dirmi che sicuramente il pediatra del turno di notte avrebbe fatto dare l’aggiunta.

Per me che già avevo “capitolato” con il cesareo fu una vera e propria “mazzata”; non volevo assolutamente, ma lei mi spiegò che facendo così avrei sicuramente portato via con me il mio bambino l’indomani, mentre se mi rifiutavo l’avrebbero sicuramente trattenuto per vedere se fosse normale la sua crescita o avesse qualche problema.

Ero sconfortata, mi ero alzata fin dalla sera del cesareo apposta per uscire prima ed ora mi trovavo nella brutta situazione di dover scegliere se fargli dare l’aggiunta e rendere ancora più difficoltoso il nostro avvio di allattamento o impuntarmi e magari doverlo lasciare in ospedale l’indomani mattina.

Alle 22:30 arrivò il pediatra a farmi tutto il discorsetto, che il bambino era sceso più del 10% del suo peso e che bisognava capire se il problema fosse solo che dovevo attaccarlo di più o se avesse problemi di crescita; ho acconsentito alla aggiunta con la convinzione che il problema fosse solo che Mario nascendo già grande non avesse tanta fame e che i punti del cesareo non fossero di aiuto.

Così iniziammo lo strazio delle doppie pesate: prima e dopo aver allattato e dopo l’aggiunta. Mario ha preso l’aggiunta di latte due volte; alla terza poppata era già sazio del mio ed era cresciuto normalmente (come era prevedibile).

L’indomani mattina quando andai al nido a prendere la scheda di uscita di mio figlio la pediatra di turno leggendo che gli era stata data l’aggiunta mi guardò incredula, poi guardò di sottecchi la puericultrice e firmò il foglio di uscita.

Sono sicura che se ci fosse stata lei di turno la notte precedente Mario non avrebbe neanche visto il biberon… … ma l’importante è che siamo usciti e a casa, a parte le ragadi causate dalla posizione non pefetta in cui lo tenevo a causa dei punti, è andato tutto bene.

Ora, dopo tanto tempo, c’è ancora la stessa sensazione di appagamento della prima poppata, quando, ancora nudo e mentre mi ricucivano, mi è stato posato sul petto dalla ostetrica che mi aveva seguito in sala operatoria; lo ricordo come se fosse trascorso solo qualche attimo; tutto ancora racchiuso su sé stesso, con gli occhietti chiusi, strisciando pian pianino arrivò al capezzolo. Un esserino apparentemente così piccolo e indifeso che compiva un atto così grande e fondamentale per la sopravvivenza; con movimenti quasi impercettibili ma, allo stesso tempo, sistematici lo osservavo spostarsi ed arrivare con la sua boccuccia sul capezzolo, attaccarsi e rilassarsi: aveva vinto la sua battaglia, era arrivato alla meta: la prima “vittoria” di mio figlio 🙂

Di seguito il link per raccontare la vostra storia sul sito di GenitoriChannel

Io allatto alla luce del sole 4

Io allatto alla luce del sole 4: il nostro racconto

2 pensieri su “Io allatto alla luce del sole 4: il nostro racconto

  • 5 giugno 2013 alle 08:13
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    ….mi strazia il cuore leggere il livello di ignoranza che regna tra i professionisti a danno dei bambini e delle mamme…..
    meno male che non sono riusciti a compromettere il tuo allattamento… ma quante centinaia di allattamenti avranno distrutto nella loro vita professionale….

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    • 5 giugno 2013 alle 15:55
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      Per fortuna che avevo seguito un corso pre-parto fatto da una donna meravigliosa che mi aveva già “addestrata” a resistere a queste cose 🙂

      Rispondi

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