Ad un mese dalla nascita del mio Lucio voglio raccontare il mio mancato Hbac.

Quando ho scoperto di essere di nuovo incinta ho scelto subito di avere una gravidanza ed un parto diversi da quelli che mi avevano regalato Mario.

Non più visite ginecologiche con annessi esami ogni mese, ma gravidanza seguita da ostetriche libere professioniste che mi avrebbero potuto seguire anche durante il travaglio e parto; parto che volevo fortemente vivere in casa, circondata dalle mie cose, nell’intimità della famiglia.

Così abbiamo vissuto nove mesi fantastici, tra chiacchierate (non si possono certo definire “visite” 🙂 ) con le ostetriche che fugavano i miei dubbi, che mi coccolavano e rispettavano il mio bambino nella pancia. Una gravidanza tutta al naturale che mi ha fatto molto bene, ho potuto fare un percorso importante anche nell’ottica del superamento del precedente cesareo che, seppur eseguito in un ospedale amico del bambino e decisamente umano e rispettoso, rimaneva comunque come un macigno sulla mia anima.

Poi il 30 ottobre sembrava arrivato il momento, Annamaria e Rosa con me a vivere questa esperienza del travaglio in casa, la musica, i massaggi, i respiri, i vocalizzi ma, soprattutto, la comunicazione continua con mio figlio, sentire che eravamo in due a vivere il travaglio, a dover nascere e ri-nascere.

Una notte ed una mattinata di dolori che, non prendetemi per matta, sono riuscita a definire “benvenuti” e “belli” perché capivo che servivano a qualcosa, che non erano inutili, che mi avvicinavano al momento in cui avrei finalmente conosciuto Lucio; mi rendevo conto che nel momento in cui li combattevo mi colpivano di più mentre quando li assecondavo mi rendevano più determinata e forte, attraverso loro stavo diventando più sicura, più vicina a mio figlio.

Poi ho iniziato a perdere liquido e tutto si è bloccato, dilatazione ferma a 7cm e Lucio che non collaborava più. Quando alle 15:00 Annamaria mi ha comunicato che se non si fosse mosso nulla per le 16:00 sarebbe stato il caso di andare in ospedale mi è crollato il mondo addosso, avevo fatto tanto e mi ritrovavo di nuovo punto e accapo, alle soglie di un nuovo cesareo (perché sapevo che non avrei avuto altra possibilità se fossi andata in ospedale nonostante quello scelto fosse pro-vbac).

Alle 17:00 eravamo al ps ostetrico, visita e via, in sala travaglio per tentare il tutto per tutto, ma già sapevo che, se non era andato in porto a casa non sarebbe migliorata la situazione in una fredda ed anonima sala ospedaliera.

Dopo diverse ore ero ancora a 7cm di dilatazione, mi hanno rotto il sacco ma nulla, Lucio non voleva proprio saperne così, alla fine, è stato un secondo cesareo.

Molte volte, durante la gravidanza, avevo immaginato il senso di smarrimento, di rabbia e di incompetenza che avrei provato nel caso in cui si fosse avverato quello che ritenevo il mio incubo peggiore: il secondo taglio; ancora mi stupisco quindi nel constatare che non è così.

Perché se con Mario il cesareo è stato come uno schiaffo, improvviso, non voluto, non gestito da me; nel caso di Lucio mi rendevo conto di non aver fatto tanto ma di aver fatto DI TUTTO per evitarlo, a partire dalla scelta di chi ci aveva accompagnati in questo percorso; avevo letto, avevo ascoltato, avevo parlato, avevo cantato, avevo fatto i conti con il mio passato, con il mio esser stata figlia e madre, con la mia cicatrice fisica e psicologica, col mio utero, con la mia pancia e con la mia anima.

Avevo dato a mio figlio tutti gli strumenti per poter scegliere come venire al mondo perché, cosa che avevo completamente dimenticato, il parto lo si fa in due … … anzi, in realtà è il bambino che decide come iniziare la sua nuova vita.

Io non posso sapere per quale motivo Lucio abbia scelto di venire al mondo così, cosa la sua anima porta con sé dalle vite precedenti, posso solo accettare, come madre, che mio figlio abbia deciso per sé.

Come madre ho chinato il capo e dato fiducia a lui; quando è nato ho conosciuto un cucciolo di uomo perfetto, forte, presente a sé stesso; aveva un apgar 10/10, non aveva mai ceduto un attimo, il battito del suo cuore era sempre stato perfetto e questo mi ha ulteriormente convinta che, per motivi a me ignoti, quello che aveva scelto come modo per nascere a questa nuova vita fosse quello giusto per lui.

Ora, a distanza di un mese, ancora non riesco a decifrare completamente il disegno che c’è dietro questa nascita ma osservo gli occhi di mio figlio e ci vedo una luce speciale, non fraintendetemi, io amo alla follia Mario ma Lucio è diverso, è un bambino particolare, ti legge dentro.

La mia ostetrica mi ha detto che sembra un bimbo Lotus (ed un po’ lo è visto che nonostante il cesareo in ospedale siamo riusciti a portarci a casa sua sorella, la placenta) ed è proprio così, come leggo dei bimbi lotus. Forse perché, come dice lei, l’intenzione fa tutto e l’intenzione non è mai mancata, la fiducia nel nostro legame, nel nostro rapporto unico e bellissimo non è mai vacillata per questo il nostro cesareo non mi ha lasciato l’amaro in bocca ma ha curato il precedente, mi ha resa più consapevole, più forte, più Madre.

WP_20141120_001

Il mio mancato Hbac

6 pensieri su “Il mio mancato Hbac

  • 3 dicembre 2014 alle 14:45
    Permalink

    Grazie per questa testimonianza. Anche il mio parto in casa si è trasformato in un cesareo d’urgenza. Anche a me dopo 6 mesi la ferita psicologica brucia molto ancora. Anche io non saprò mai perché la mia bambina ha deciso di nascere così. E’ bello, per una volta, non sentirsi soli.

    Rispondi
    • 3 dicembre 2014 alle 18:29
      Permalink

      Grazie DeaSimo, ho condiviso questa mia avventura proprio perché ho capito che non sempre e non per forza “cesareo” deve essere sinonimo di fallimento per una madre. Ci sono percorsi che possono renderlo meno doloroso o, come nel mio secondo caso, quasi salvifico, basta viverlo consapevolmente ed arrivarci dopo un percorso che metta a fuoco e a nudo sé stesse come donne, come figlie, come precesarizzate, come madri. Per quel che riguarda la ferita psicologica legata al precedente cesareo potresti provare a fare un incontro per l’armonizzazione dlla cicatrice, io l’ho fatto e devo dire che mi ha molto aiutata.

      Rispondi
      • 3 dicembre 2014 alle 22:33
        Permalink

        Con chi si fa un incontro del genere?

        Rispondi
        • 4 dicembre 2014 alle 11:53
          Permalink

          Di solito sono doule o ostetriche. Tu di dove sei?

          Rispondi
  • 4 febbraio 2015 alle 13:11
    Permalink

    Davvero un bellissimo racconto. Io ho avuto un vba2c, e conosco bene la paura di fallire, di subire un altro cesareo….
    Grazie per avere condiviso la tua esperienza, potrà essere sicuramente d’aiuto e sostegno per altre donne!

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *