Imparare a scrivere scrivendo ciò che ci serve

Circa un anno fa, quando Mario aveva più o meno cinque anni, abbiamo iniziato a pensare alla letto-scrittura; il come aiutarlo ad imparare a scrivere e a leggere mi metteva un po’ di ansia, devo ammetterlo; era il primo vero momento critico nel nostro percorso di istruzione famigliare..

Quando decidi di fare istruzione parentale, ti assumi l’onere o l’onore di studiare gli strumenti potenzialmente utilizzabili, scegliere i più idonei, capire quale sia il momento giusto per inserirli nell’ambiente in cui vive tuo figlio.

Strumenti scelti per imparare a scrivere

Nell’ottica di lasciare a disposizione ciò che potesse esser utile, senza però chiedergli di “fare” qualcosa, il nostro primo acquisto è stato l’Abecedario murale di Camillo Bortolato.

L’abbiamo semplicemente attaccato al muro, cosicché Mario potesse osservarlo e “sfogliarlo”

Quando, dopo qualche settimana, ha voluto iniziare a scrivere le lettere, abbiamo preso il cofanetto Italiano in prima con il metodo analogico

Per mesi ha alternato giorni in cui provava a copiare e riconoscere le lettere, a settimane intere in cui neanche guardava i libriccini.

La scoperta della parola scritta

La prima parola che ha voluto imparare a scrivere è stata “Mario”, il suo nome; lo scriveva di continuo e poi diceva: “questo è il mio nome, questo è Mario, sono io”

E’  un momento veramente bellissimo quello in cui un bambino capisce che le lettere, messe insieme, prendono vita e diventano qualcosa o qualcuno: la M unita alla A, alla R, alla I e alla O diventavano lui.

Mi ha fatto tornare alla mente la scena dell’acqua della storia di Hellen Keller

Da quel momento è stato un susseguirsi di “come si scrive questo?”; gli facevo ripetere lentamente la parola per fargli capire i suoni delle singole lettere e, con l’aiuto dell’abecedario, scrivevamo la parola.

Osservandolo si capiva benissimo come si stesse appropriando della scrittura, come questa diventasse non tanto parte del suo patrimonio di conoscenze, quanto parte di lui stesso, come la parola. Gli interessava saper scrivere solo alcuni termini, i suoi termini: treno, camper, Mario, Simone …

La biblioteca

In biblioteca, nostro punto di riferimento, abbiamo trovato un libro molto bello Il grande libro della scrittura. Geroglifici, alfabeti, libri e internet. Ediz. illustrata

Abbiamo potuto leggere i diversi modi di scrivere dei popoli, sia antichi che moderni; rimanendo affascinati dai geroglifici e dagli idiogrammi.

Imparare a scrivere giocando …

A fine gennaio, poi, c’è stato il suo compleanno e alcuni suoi amici gli hanno regalato una casetta in mattoni da costruire ; la mattina dopo era intento col papà alla sua realizzazione. Adorava questa casetta. Ne era così orgoglioso da aver il terrore che suo fratello potesse romperla così, dopo un po’, è arrivato con un foglietto da attaccare con lo scotch di carta.

Sul foglietto c’era scritto: “Non toccare”

Per la prima volta aveva usato la scrittura per comunicare qualcosa, e farlo in modo che durasse nel tempo.

L’amico di penna

Altra esperienza entusiasmante per quel che riguarda l’apprendimento della scrittura, è stato iniziare la corrispondenza con un amico di penna; tra un disegno e qualche parola, scrivere è diventato il modo per farsi conoscere e per conoscere, è diventato vita reale e, esercitarsi, serviva a qualcosa di concreto: riuscire a farsi capire dal suo piccolo amico.

Ancora alterna giorni in cui scrive a giorni in cui non tocca la matita, a volte scrive un termine, a volte un nome (ultimamente va per la maggiore quello della sua amica Mia). Lo fa coi colori, con i legnetti, con le costruzioni; lo fa sui fogli, sulla tovaglia, per terra.

Non ha mai scritto pagine di lettere, ha solo giocato, quando ha voluto, con gli esercizi di Bortolato, copiando le lettere che gli servivano in quel momento.

Se qualcuno mi chiedesse quanto ci ha messo ad imparare a scrivere non saprei cosa rispondere. Penso sia come l’imparare a camminare, si impara tramite i neuroni specchio già dai primi mesi osservando chi cammina, i movimenti che fa e immagazzinando il tutto nell’attesa del momento opportuno per mettere in pratica; credo che così sia accaduto per Mario e la scrittura.

Se penso alla scuola, mi rendo conto che, se avessimo scelto di fargli fare la primina, ora lui saprebbe scrivere sicuramente stampato maiuscolo e minuscolo, probabilmente anche il corsivo; Mario scrive qualche parola in stampato maiuscolo e minuscolo. Per qualcuno potrebbe essere “indietro” , per qualcuno “avanti”, per me è nel momento giusto per lui.

Cosa abbiamo utilizzato:

 

Imparare a scrivere “Non toccare”

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