In questi giorni siamo sommersi di foto Marius, cucciolo di giraffa giustiziato e dato in pasto ai leoni allo Zoo di Copenaghen.

Non starò ad elencare le motivazioni per le quali non sono assolutamente d’accordo con la decisione dello Zoo di uccidere il cucciolo perché quello che mi ha più colpito è stato il vedere che ci sono state mamme che hanno fatto guardare ai loro figli non solo l’uccisione della piccola giraffa ma anche la sua autopsia e il momento in cui la sua carcassa è stata data in pasto ai leoni.

Da mamma, uno dei “lavori” che eseguo con  maggior determinazione ma, ahimè, anche con maggior difficoltà è quello di preservare mio figlio dalla violenza, da quella verbale e non, dalle immagini cruente, dalle grida (anche quelle di sua madre sigh!) perché vorrei che più a lungo possibile guardasse il mondo vedendo un ambiente meraviglioso, in cui ognuno ha il suo posto e sappia rispettata la propria dignità, perché vorrei che crescesse con la consapevolezza che egli stesso ha un ruolo in questo mondo, un ruolo importante, quello di creare una comunità più sana di quella che hanno vissuto i suoi genitori, fondata su valori positivi .

Ora mi chiedo: cosa prova un bambino messo difronte ad una morte così cruenta? Un cucciolo come lui, solo di altra specie, che gioca, cresce, mangia, beve e che, di punto in bianco viene ucciso e dato in pasto ad altri animali. Cosa rimane nell’animo del bambino? Perché dovrebbe esser “normale” un avvenimento del genere?

Ricordo qualche anno fa in una trasmissione fecero un esperimento con dei ragazzi. Una metà giocò per venti minuti con un gioco di guerra mentre l’altra metà con un gioco di abilità. Trascorso il tempo del gioco si fecero entrare uno alla volta in una stanza a parlare con un adulto; nel mezzo della conversazione questo adulto faceva cadere il portapenne e si osservava la reazione dei ragazzi; beh, del gruppo che aveva giocato alla guerra quasi nessuno si chinò ad aiutare a raccogliere le penne mentre dell’altro gruppo praticamente tutti si chinarono ad aiutare.

Ora mi domando: perché dobbiamo abituare i nostri figli fin da piccoli a violenza, morte, distruzione, egoismo, a non fidarsi di nessuno?

Perché il mondo va così? Perché è bene che sappiamo difendersi conoscendo i mali della vita?

Ma il futuro del mondo non sono i nostri figli? E se noi cambiassimo il metodo? Se insegnassimo loro le bellezze del mondo, se li aiutassimo a scoprirsi empatici, gioiosi, amabili e in grado di migliorare quel che stiamo lasciando loro?

Mi ha veramente dato da pensare vedere questi bambini in prima fila ad assistere a cotanta gratuita crudeltà!

Ogni giorni veniamo a conoscenza di storie di “ordinario bullismo” di compagni di classe che vessano, violentano, si vendono per un nonnulla e ci chiediamo da dove arrivi tutta questa incapacità di provare pietà, empatia, rispetto per l’altro.

Ecco, secondo me la risposta arriva dalla zoo di Copenaghen e da quelle mamme che hanno fatto assistere i loro bambini all’atrocità dell’uccisione di un cucciolo come loro, solo di altra specie.

Educati alla crudeltà

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