Premettendo che sono assolutamente convinta che ogni mamma educhi il proprio figlio come meglio crede e può, voglio comunicarvi oggi il senso di malessere che mi ha creato questo articolo e, soprattutto, i commenti dei genitori.

Il bimbo urla, si dispera, fa i capricci? Non assecondatelo altrimenti vi avrà in pugno…

Quando mia sorella, che ha praticamente cresciuto da sola sua figlia, si è affidata al metodo Estivill per “insegnarle” a dormire l’ho trovata una cosa corretta; mia nipote non dormiva mai e mia sorella, da sola ad accudirla, stava impazzendo; ho pensato, meglio una madre tranquilla con un po’ di pianto della bambina che una madre in preda all’esaurimento. Non nego comunque che le sere in cui veniva impartito il metodo io dovevo lasciare la casa perché non riuscivo a sentire mia nipote piangere così!

Ero quindi una di quelle donne che credevano fermamente che i bimbi facessero i capricci e dovessero essere educati con il “metodo del bastone e della carota”.

Poi sono rimasta incinta ed ho iniziato a seguire corsi; uno era quello gratuito del consultorio mentre l’altro era a pagamento e, mi rendevo conto, mi aveva scelta lui; sono un’assidua frequentatrice della erboristeria di Anguillara e, proprio lì, mi sono trovata il depliant di questo corso di Canto Carnatico Indiano tenuto dalla grande Letizia Galiero (allieva di Frédérick Leboye). Durante gli incontri ho ripreso piena consapevolezza del mio essere “femmina” e della potenza generatrice che era in me; l’istinto naturale è arrivato a guidare i miei primi passi di mamma e quando decidi di fidarti del tuo istinto capisci subito che i metodi preconfezionati non faranno parte dell’accudimento del tuo bambino.

Se decidi di farti guidare dall’istinto primordiale arriva l’empatia, quella meravigliosa capacità di immedesimarti nello stato d’animo del tuo bambino e ti chiedi: cosa proverei se all’improvviso mi trovassi in un luogo sconosciuto, con luci, suoni ed “esseri” che non conosco e non capisco? Avrei paura, tanta paura! L’istinto di sopravvivenza mi farebbe cercare l’unica persona che SO essere stata preposta alla salvaguardia della mia vita, e quella persona è la MAMMA.

Mio figlio mi ha insegnato tantissime cose da quando è nato ma quella principale è l’ascolto; ascoltare mé stessa e ascoltare lui, i suoi bisogni e le sue necessità.

Chi mi legge sa che Mario ha qualche piccolo problemino con la nanna 😉 e, naturalmente essendo io umana, ogni tanto scappa la pazienza ma MAI MAI ho pensato che mio figlio lo facesse apposta! MAI in quasi un anno ho pensato che fosse “cattivo”.

In questo periodo mi trovo spesso a riflettere su queste cose e mi chiedo: come possiamo sperare di crescere persone di carattere che non si facciano piegare dalla vita e dalle avversità, serene ed equilibrate se dalla nascita utilizziamo con loro il metodo del più forte? Non stiamo forse insegnando loro che noi siamo più grandi e forti e, quindi,  decidiamo per loro piccoli e deboli al di là delle loro richieste, senza necessariamente prendere in considerazione i loro bisogni? Come possiamo sperare che, dovendo abbassare la testa e dire sempre “hai ragione mamma!” e stare zitti e buoni (!?!?!?!?!?!?!?!?), possano da adolescenti e poi più avanti da adulti essere consci che la loro persona valga qualcosa.

Si fa tanto parlare oggi di mancanza di autostima ma come faceva notare la dott.ssa Emanuela Moscatelli in una serie di incontri proprio sulla genitorialità “consapevole” ai quali ho partecipato, l’autostima nasce dalla consapevolezza dell’essere accettato e amato incondizionatamente ; se sono amato ed accettato vuol dire che valgo come persona! E chi dovrebbe far nascere ed accrescere in me questo senso di adeguatezza se non i miei genitori fin dalla nascita?

Un bambino che da quando ha memoria (si parla di bimbi di due-tre anni) si sente dare del cattivo, del capriccioso e sistematicamente ignorato quando si innervosisce e/o arrabbia (cosa che accade anche a noi adulti) che considerazione avrà di sé stesso?

Tanti mi dicono che parlo bene perché ho un bambino piccolo e forse è così ma ritengo che i “capricci” siano il traguardo di una serie di richieste inascoltate dei figli, prima fra tutte quella di trascorrere tempo DI QUALITA’ insieme. Pretendiamo di mettere al mondo dei bambini e di continuare a fare la stessa vita di prima; pretendiamo che siano loro (che certo non capiscono o possono dirci se qualcosa non va) ad adattarsi ad un mondo stressante in cui neanche noi adulti (che, in teoria, capiamo e ragioniamo) riusciamo più a vivere; pretendiamo da loro che assecondino dei ritmi che fanno esaurire noi grandi! E allora via per centri commerciali con duemila persone per giornate intere e se alla sera i nostri figli si buttano per terra innervositi dai troppi stimoli e affaticati li lasciamo a piangere, tanto prima o poi smetteranno, o (per citare un commento all’articolo) “io semplicemente conto fino a tre… lo sa che arrivati al tre sono schiaffi… orami miki ha quasi 5 anni ed io sono stufa di urlare per le sciocchezze… infatti ora come è bravo io lo guardo e conto: 1….. 2….. e lui mamma ho capito hai ragione tu! All’inizio pensava che era un gioco ma da quando ha capito il vero senso della conta FUNZIONA!!!!! ciao a tutte”(cit)

E’ così che crediamo di educarli? Facendo loro chinare la testa altrimenti sono schiaffi? Costringendoli a negare i loro bisogni e la loro volontà? Piegandoli altrimenti sono guai? E  se  quelle che un adulto definisce”sciocchezze” fossero cose serie per un bambino di cinque anni?

Personalmente non ritengo adeguato questo metodo a me e mio figlio e non lo userò di certo! Consiglio a tutte le mamme di leggere questi due libri non per trovare delle risposte ma per iniziare a porsi delle domande: “E se poi prende il vizio?” e “Amarli senza se e senza ma”. Sono due testi, a mio parere, irrinunciabili 🙂 e vorrei terminare con una citazione bellissima

 

Ci sono soltanto tre modi efficaci per educare: con la paura, con l’ambizione, con l’amore.
Noi rinunciamo ai primi due.
                                                                                         Rudolf Steiner

 

Educare non è sinonimo di guerreggiare

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