Il metodo competitivo ci ha portati dove siamo ora, in un mondo in cui non esiste cooperazione, altruismo ma solo la volontà di prevaricare per essere il più forte, il più ricco, comunque il primo.

Siamo sempre più stressati perché anche sul posto di lavoro se non stiamo molto attenti qualcuno ci “farà le scarpe”, prenderà il nostro posto e addio stipendio per questo dobbiamo fregare l’altro prima di esser fregati, aspettare pazientemente che il nostro collega stia in difficoltà per aiutarlo a soccombere e sostituirlo, stare sempre all’erta e studiare le mosse di quelli che dovrebbero esser compagni di lavoro ma che ormai sono solo avversari in una sporca guerra tra poveri. Ormai non è neanche più il più forte a vincere ma il più stroxxo.

E le cose non cambiano fuori dal “sistema lavoro”, devi sempre essere il più bravo, il più bello, il più interessante, il più intelligente, devi uscire sempre vestito al meglio e, se sei una donna, truccata di tutto punto, col capello rifatto perché ognuno di noi sa che in base a questi canoni avrà un giudizio e che, se non sarà buono, comporterà un rifiuto che difficilmente sarà possibile superare.

Ma dove abbiamo imparato tutto ciò? E’ possibile che l’uomo nasca predatore? Anche dei suoi simili?

Personalmente non credo sia così!

Credo che l’istinto dell’uomo sia quello del predatore ma che la ragione e l’empatia dovrebbero guidarlo su un percorso diverso, ma allora perché siamo diventati così?

Quando diventi genitore inizi a guardarti intorno con sgomento perché ti rendi conto della schifezza di mondo in cui crescerà tuo figlio, non solo brutto e sporco ma anche, e soprattutto, pericoloso. Mio figlio crescerà nella giungla della legge del più forte e potrebbe soccombere, alla violenza psicologica, alla violenza verbale e, purtroppo, anche a quella fisica che, sempre più spesso leggiamo sui giornali, colpisce anche ragazzini.

Il dubbio ti assale: come fare a proteggerlo? Facendolo diventare più forte e violento degli altri? Insegnandogli ad esser leone e non gazzella? Sento spesso genitori dire: “Anche noi siamo cresciuti così e siamo ancora qui!” Certo, rispondo io, è vero ma come siamo quì? Esauriti, insoddisfatti in preda ad antidepressivi e ansiolitici (i medicinali più venduti in assoluto), vittime di stress, insonnia, malattie psicosomatiche di ogni genere… … ecco come siamo sopravvissuti all’educazione del più forte.

Per non parlare di quel che abbiamo combinato all’ecosistema che ci ospita.

A guardare veramente nel profondo i nostri figli non siamo colpiti dalla loro “gentilezza”? Dal loro modo entusiasta di affacciarsi alla vita e al mondo? Dai loro sorrisi aperti verso chiunque? E sarebbe giusto reprimere tutta questa bontà e gaiezza per farli diventare quel che è diventata la maggioranza di noi: calcolatrice e menefreghista?

Io non credo! Io credo che se voglio che tra vent’anni Mario viva in un mondo più equo devo insegnargli ad essere diverso da me, migliore di me; devo insegnargli che non è migliore o peggiore di un altro solo perché ha il triciclo più bello o un voto più alto a scuola.

Ecco … … la scuola!!! Dolente nota!!!! La scuola non è strutturata per aiutarmi in questo percorso! Questo è un dato di fatto; a scuola o sei bravo o non lo sei! Il voto lo decide, il giudizio ti si appiccica addosso ed è difficilissimo dimostrare che, anche se non sei un genio in matematica o storia, vali comunque come gli altri! Quando vai a scuola sai che la cosa importante, l’unica cosa importante, è riportare a casa una buona pagella in modo che i tuoi genitori siano fieri di te e possano vantarsene con amici e parenti. La cosa che hai più a cuore è dimostrare ai tuoi genitori che il loro amore nei tuoi confronti è ben riposto e i giudizi degli insegnanti, che possono renderli orgogliosi o delusi, sono importantissimi.

Molti abiettano che un bambino che studia a casa si ritrova isolato senza la possibilità di condividere la vita con i suoi pari… … beh se per condividere la vita si intendono i minuti di ricreazione (visto che per il resto del giorno sta seduto zitto in un banco senza poter certo dialogare con gli altri) o il tempo del pasto a mensa mi sembra che poi non rinuncerebbe ad un granché! Preferirei mille volte organizzare altri eventi per farlo stare in compagnia di altri bambini in situazioni più “libere”.

I programmi sono noiosi, gli strumenti inadeguati e i maestri frustrati dalla mancanza di rispetto nei confronti della loro professionalità … … non mi sembra un gran bel quadretto!

Di contro si potrebbero incontrare altre famiglie disposte a raccogliere la sfida, qualche giovane insegnante senza sbocchi nella scuola “tradizionale” e mettere in piedi un nuovo tipo di scuola senza voti, nella quale i nostri figli potrebbero imparare a studiare, a porsi delle domande e a cercare le risposte ma, soprattutto, una scuola nella quale potrebbero esser felici di andare per sviluppare i loro talenti e non per sottostare a voti e giudizi.

E’ una bella sfida soprattutto per chi, come noi, abita in un piccolo paese di provincia nel quale non è facile trovare altri genitori disponibili a vivere questa avventura … … ma chissà, in fondo mancano ancora cinque anni 🙂

Cercasi bambini e maestra per non andare a scuola

2 pensieri su “Cercasi bambini e maestra per non andare a scuola

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