Cara psicologa,

ti scrivo queste righe perché, dopo averti letto in un gruppo Facebook qualche giorno fa, volevo ringraziarti per una serie di cose.

Innanzitutto ti ringrazio per avermi dato la possibilità di riflettere, serve sempre mettersi in discussione, ma questo tu lo sai perché proprio in quella discussione hai chiaramente dimostrato di essere aperta al confronto e alla conoscenza di realtà professionali diverse dalla tua.

Ti ringrazio per avermi di nuovo confermato che di noi mamme si ha questa opinione: che siamo tutte da proteggere come le bambine dal lupo cattivo, da noi stesse, dalla conoscenza, dagli eventi che ci accadono nella vita e dalle persone in genere.

Ti ringrazio di avermi attaccata per come ho spiegato la questione del bambino che non vuol stare in fascia, non ci crederai ma ho pensato lungamento a quel che mi hai scritto e a come mi hai definita: “una che se viene letta da una madre con l’ansia gliela fa salire ancor di più” e questo perché mi ero permessa di ipotizzare che un bambno che non vuole stare in fascia forse ha avuto un parto difficile, ha fame, sete, sonno o, magari, la mamma (e facevo il caso del mio secondo figlio) lo lega di corsa e lui poco lo gradisce. Ti dico la verità, non credo affatto che le cose avvengano per caso; credo che se una mamma leggendo queste ipotesi si fosse ritrovata in una di esse significherebbe che è pronta a guardare in faccia la realtà e questa è sempre una buona cosa; forse, al contrario di te, ho più fiducia nelle donne e nella loro forza di volontà e capacità di autoguarirsi di quella che ti hanno insegnato  negli anni in cui hai studiato per diventare psicologa.

Lo dico con cognizione di causa perché a me è accaduto proprio questo e, se avessi scoperto, ad esempio, l’osteopatia prima di quando il mio primo figlio avesse avuto circa un anno, sicuramente avrei evitato che tutte le notti si svegliasse piangendo (naturalmente specifico che questa è la NOSTRA esperienza, non è che tutti i bambini che si comportano così hanno bisogno di un osteopata).

Ti dirò di più, da cesarizzata consapevole ho potuto metter in atto tutte le strategie migliori per far superare questa nascita violenta sia a me che ai miei figli.

Forse sarebbe stato meglio non conoscere persone che mi hanno aperto gli occhi su queste cose? Forse sarebbe stato meglio non avere sensi di colpa per come mi ero fatta soggiogare dei medici? Forse sarebbe stato meglio  non conoscere tutto ciò che avevo fatto perdere a mio figlio facendolo nascere con taglio cesareo?

Si, forse sarei stata meglio, ma tornassi indietro vorrei comunque sapere, vorrei averli quei sensi di colpa perché mi hanno fatta diventare una madre migliore, più attenta, una madre che osserva, che studia, che non si ferma all’apparenza del “tutti i bambini lo fanno” perché non è sempre normale che un bambino pianga di notte, come non è sempre normale che un bambino non voglia stare in fascia.

EmpatiaTi ringrazio per esserti appellata alle mamme affinché si rivolgano solo a voi laureati e specializzati così mi posso permettere di scrivere ancora qualcosina.

Hai citato innanzitutto le ostetriche come uniche depositarie dello scibile umano che si riferisca al parto e all’accudimento del neonato nella loro totalità; beh, io ho avuto accanto due ostetriche meravigliose durante la mia seconda gravidanza e altre splendide le ho conosciute in ospedale eppure diverse ostetriche hanno scritto che una cesarizzata non può partorire in casa in modo naturale, le stesse ostetriche diffidavano (quasi minacciando) le loro colleghe che avessero voluto comunque accompagnare in questo percorso noi donne. Sai come si sente una mamma precesarizzata a leggere certe cose? Come se non valesse nulla, come se il suo volere non fosse importante, come se la sua gravidanza ed il suo parto non fossero i suoi.

Sai quante donne sono sgridate dalle ostetriche in sala travaglio perché “la stanno facendo troppo lunga” o perché vogliono travagliare non stando sdraiate su un lettino?

Continuiamo coi pediatri: mio figlio è stato dimesso dal reparto di pediatria con una fotocopia in cui c’era chiaramente scritto che avrei dovuto dargli per sei volte al giorno 60ml di latte artificiale; ti dico che sulla suddetta fotocopia non specificava se prima o dopo averlo attaccato al seno ma solo che per sei volte al giorno avrei dovuto imbottirlo di latte artificiale; questo i primi giorni poi avrei dovuto salire ad 80ml, poi a 90ml ecc…

Sai cosa mi stavano facendo i pediatri che, secondo te, sono gli unici ai quali le mamme dovrebbero rivolgersi per avere informazioni corrette su come trattare i loro bambini? Mi stavano di fatto impedendo di allattare mio filgio al seno. Insieme a quella fotocopia ce n’era un’altra coi punti in cui ci può rivolgere su Milano per avere informazioni ed assistenza sull’allattamento naturale ma, come scrivi giustamente tu, se il pediatra mi dice di far così chi sono io per fare altrimenti?

Io sono solo una mamma che non ha studiato prediatria.

Per fortuna sul mio cammino ho conosciuto una consulente ibclc e devo a lei se mio figlio che pesava alle dimissioni il 6 novembre 3,640Kg, ne pesava esattamente 5,000 il 1 dicembre, avendo preso a casa solo due volte il latte artificiale.

Grazie agli incontri tra mamme ai quali partecipavano anche peer counsellor in allattamento ho scoperto tante cose, ho avuto la forza di strappare quel foglio e salvarmi dall’ennesimo senso di colpa.

Per quel che riguarda la Peer counsellor in allattamento che hai attaccato in modo particolare (vai poi a capire perché) ti dico solo che probabilmente non sai che è una figura istituita dall’OMS; l’idea che ti sei fatta di mamme che, tetta al vento, se ne vanno in giro a guardare di traverso chi non è riuscita ad allattare al seno non corrisponde alla realtà.  Non si propongono come consulenti gratuite per poi farsi pagare come hai scritto tu. Se andassi a controllare le percentuali delle mamme che veramente non possono allattare a causa di patologie e le confrontassi con quelle che finiscono a latte artificiale non si sa perché, capiresti subito che neanche tutte le ostetriche d’italia basterebbero per fare incontri per una giusta informazione. Per fare questo lavorone occorre tempo e le ostetriche hanno come priorità quella di far nascere bambini e non di andare per le case a salvare dal latte in bottiglia.

Arriviamo alla solita degradante e sterile diatriba ostetriche vs doule, io le doule le conosco, non tante ma qualcuna si e soprattutto ho avuto la fortuna di ascoltare come ne parla una ostetrica che probabilmente tu non conosci. Si chiama Ibu Robin Lim, la chiamano l’ostetrica dai piedi scalzi. E’ una donna fantastica, che ha una energia che ti guarisce, uno sguardo d’amore che ti segna dentro; alla fine di questa lettera ti segnalo il link di un suo video in cui parla proprio alle doule, ascolta come lei, ostetrica di fama mondiale si rivolge a loro, con che rispetto.

Se poi ti dovessi dire quanti psicologi sarebbero da mandare da uno psicologo … una cosa che mi chiedo sempre è se lo psicologo deve dar prova di esser ancora in grado di lavorare ogni tot anni; voglio dire: e se quella persona ha un tracollo emotivo? E se per problemi seri divenisse incapace di svolgere al meglio il suo lavoro coi suoi pazienti, chi proteggerebbe questi ultimi?

Sicuramente anche gli psicologi ogni tot anni devono riferirsi ad un organo che ne valuti le capacità, ne sono sicura, altrimenti il discorso della sicurezza per il paziente dovuta al pezzo di carta ottenuto all’università (magari trent’anni prima) verrebbe a mancare; come sono sicura che siate obbligati a corsi di aggiornamento continui, che non sia una scelta prersonale quella di studiare continuamente per meglio servire i vostri pazienti.

Ultimo questa lettera con una riflessione: come ti dicevo ho conosciuto diverse doule, ad una in particolare non affiderei neanche la cagna della vicina nel momento del parto; ho conosciuto una psicologa del CIM (allora era il Centro di Igiene Mentale) che, dopo che le erano stati tolti i figli, aveva messo per iscritto che alla madre in questione non potevano esser restituiti perché era depressa con tendenze suicide e, poco pià avanti, che lo era perché le erano stati tolti i figli. Dei pediatri ti ho già raccontato.

Questo per dirti che credo che tu sia un po’ razzista se per razzismo si intende:

“Più genericam., complesso di manifestazioni o atteggiamenti di intolleranza originati da profondi e radicati pregiudizî sociali ed espressi attraverso forme di disprezzo ed emarginazione nei confronti di individui o gruppi appartenenti a comunità etniche e culturali diverse, spesso ritenute inferiori: episodî di r. contro gli extracomunitarî.”

( la definizione l’ho presa dal dizionario Treccani, credo sia abbastanza autorevole come fonte)

E non te ne volere, ma anche il fatto di denigrare professioni altrui su gruppi facebook e forum non mi sembra molto elegante, soprattutto perché, al contrario di te, credo fermamente che le mamme sappiano scegliere il percorso a loro più congeniale e con chi seguirlo.

Non so se sei arrivata a leggere fin quaggiù, magari alla terza riga hai sbuffato dicendo: “ancora questa che vuole solo rubare soldi alle mamme inesperte insegnando loro a legare un bambino” ma nel caso in cui mi avessi concesso cotanta clemenza, di questo ti ringrazio e, anzi, mi scuso perché avrei commesso il tuo stesso peccato giudicandoti come una psicologa che non dà possibilità agli altri ed invece sei una donna aperta anche alle critiche.

Alessia

P.S. Se ti va potresti leggere anche questo mio articoletto  in cui spiego perché ritengo che accanto alla donna sia meglio che ci sia”un interno villaggio” e non una sola persona … o due, anche se professionisti.

 

 

Cara psicologa…

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