Babywearing e altre culture; questo è un post dettato da una personale riflessione.

Babywearing e numero di fasce

Chi mi conosce sa che non sono una da stash di millemila fasce, e non sono una che spende soldi in fasce, compro quel che mi serve e me lo tengo.

Chi ho seguito nel percorso di Babywearing mi ha sempre sentita dire che basta una fascia per tutto il percorso, che basta prenderne una buona, magari anche usata.

La fasce, le scarpe, le borse …

Negli anni, conoscendo tante mamme e consulenti, ho capito che per qualcuna comprare fasce è come per altre comprare scarpe, abiti, borse. C’è chi compra una fascia perché le piace il colore, esattamente come io faccio coi libri quando mi colpisce una copertina.

Sempre più spesso, ormai, vedo condividere foto di mamme africane che portano i loro bimbi con supporti vari, foto accompagnate da “questo è il vero senso del portare … “, “loro si che hanno capito qual è la cosa importante …”, “si può portare anche senza spendere centinaia di euro in fasce e supporti” ecc… ecc…

Giudicare stando dall’altra parte del mondo

Ora mi chiedo: perché bisogna elevare ad esempio chi potrebbe non aver scelto di portare con strumenti diciamo “di fortuna” ma si è dovuta (probabilmente) accontentare?
Perché, diciamolo, è facile giudicare vivendo nella nostra bellissima zona di comfort, osservando quell’attimo estrapolato dal contesto quotidiano della vita di quella mamma, che forse, il condizionale è assolutamente d’obbligo, porterebbe più  volentieri con una fascia che con un pezzo di legno legato con due corde; o che porterebbe volentieri pancia a pancia invece di dover mettere un neonato sulla schiena per star piegata ore a raccogliere riso o coltivare la terra.
Un fratellino di pochi anni che ne porta uno di pochi mesi forse non lo fa perché vuole ma perché deve e si, può essere una foto bella e commovente, ma se la contestualizziamo potremmo scoprire che, magari, quel fratello maggiore col piccolo sulla schiena fa chilometri e gli fa male la schiena; oppure che è felice e lo ha chiesto lui … chissà …

Allora vi prego, smettiamola di voler primeggiare sul pensiero dell’altro utilizzando persone e culture di cui non sappiamo praticamente niente, stabilendo noi quello che pensano, credono e, soprattutto, scelgono perché spesso, soprattutto in determinati contesti, culture e luoghi geografici, le persone non se lo possono permettere di scegliere, spesso è la vita che sceglie per loro e a loro resta solo la possibilità di fare il meglio che possono dato il contesto.

 La testimonianza di Grace

Dopo aver scritto queste righe ho voluto condividerle con una amica che mi ha raccontato questo aneddoto:
“Il mio incontro con la fascia è stato come nel tuo esempio…avevo sette anni, mia nonna (la saggia, la più vecchia in famiglia, quella che nella mia cultura deve insegnare a tutte le donne della famiglia come essere donne) ha detto a mia madre…’metti il bambino (mio fratello) sulla schiena di Grace, è così che si fa a far superare la gelosia tra fratelli’…io mi ricordo solo di questo essere che già odiavo perché ero figlia unica e l’ultima nipote di 14, che non ha fatto altro che graffiarmi e mordermi, ho passato almeno un’ora così ogni giorno mentre mia madre ‘riposava’ per tanti anni.”
Ecco… anche questo è portare all’africana!
E vi lascio con le parole che usualmente ripete Grace: “Sono solo felice quando vedo foto con complimenti al nostro modo di portare…ma come dico io….c’è sempre una storia dietro…”

Di Babywearing e integrazione ho parlato qui

Babywearing e giudizi-Le storie che stanno dietro

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