Mai come in questo ultimo anno ti ho sentita vicina, ed è strano visto che la mia vita è cambiata radicalmente ed è una vita che tu non conosci per niente: non hai mai visto la casa in cui abito, la città in cui mi sono trasferita, le persone che conosco e frequento ora.

Eppure mai come in questo ultimo anno mi sono sentita parte di te o, meglio, ho sentito te parte di me.

Mi sono trasferita in una città nuova, nella quale non conoscevo nessuno, senza  appoggi, senza aiuti  proprio come capitato a te quando ti sei sposata; dopo un mese circa ero incinta di Lucio, ho aspettato di fare il test di gravidanza che fosse il 26 febbraio proprio perché, fin da subito, ho sentito che la mia vita iniziava sempre più ad assomigliare alla tua: sola tutto il giorno in una nuova città con due bambini piccoli… una bella sfida!!!

Non sai (o probabilmente lo sai) quante volte ho immaginato cosa avresti detto o fatto … soprattutto fatto perché tu non eri una di molte parole, a quelle hai sempre sostituito le azioni. E ad un certo punto della gravidanza mi è sembrato anche strano “sentirti” in maniera così forte perché so per certo che non avresti condiviso praticamente nessuna delle scelte che ho fatto, le avresti accettate, ma non condivise perché tra noi è sempre stato così e mi rendo conto, ora che sono mamma, che è questa la cosa importante: accogliere anche quando non si condivide, questa lezione che mi hai dato ora l’ho capita 🙂

Quando mi hanno rioperato subito dopo il cesareo mi hai presa per mano, i medici mi hanno più volte detto che si meravigliavano della mia serenità vista la situazione ma io ero serena perché tu mi davi la forza. So che se Gianpiero non era con me, se Annamaria e Rosa (le mie guide ostetriche) erano andate via visto che Lucio stava bene ed il cesareo era andato a buon fine c’è un perché: dovevo vivere quella esperienza da sola, dovevo farlo pensando a te, chiedendo a te la protezione che una mamma da ad una figlia in grave difficoltà, perchè tu sai cosa significa essere operata d’urgenza, sai cosa significa avere sangue di estranei nel corpo, sai cosa significa girare lo sguardo intorno a te e vedere solo tubi e flebo, conosci il fastidio del drenaggio e del catetere e l’ansia pe le risposte degli esami che decidono il tuo ritorno a casa.

Mi hai donato l’istinto di capire, solo guardando in faccia il volto dei medici, se c’erano problemi, complicazioni che avrebbero rimandato le mie dimissioni.

Mi hai insegnato ad accettare di dover fissare il soffitto di una camera di ospedale, di notte, e di chiedermi cosa stesse facendo il mio Mario a casa, se avesse capito che non lo avevo abbandonato, se mangiasse bene e dormisse il giusto anche senza di me.

Mi hai rammentato la battuta dell’infermiere del San Filippo che, rispondendo ad una paziente che si lamentava del fatto che a lavarla al mattino fosse un uomo, le aveva risposto: “A signo’, noi infermieri semo come gli angeli: asessuati!” No mamma, battute così non le fanno a Milano, le fanno solo a Roma ma grazie per avermi fatto sorridere un po’.

Ora ho capito perché, nei tuoi tanti (troppi) ricoveri, cercavi sempre di stabilire un contatto umano con chi ti accudiva, perché se non fai così diventi solo una “paziente” e smetti di sentirti “persona”, ora lo so mamma, l’ho vissuto anche io.

E la vita a casa con due piccini non è semplice e tu lo sai, soprattutto perché in questo palazzo non ho trovato una nonna Bordoni per me, per Mario e per Lucio; i miei bambini non trascorreranno interi pomeriggi ad infilar bottoni facendo meravigliose collane colorate come accadeva a me e Cinzia quando scendevamo dalla nonna del piano di sotto; quì sbattono i pugni contro il muro gridandoci contro perché di notte Mario strilla per il mal d’orecchi; vedi, in questo sei stata più fortunata di me 🙂

E tu mi hai fatto capire che Maria Montessori aveva ragione quando parlava di “Mente assorbente” del bambino perché io tante cose le so anche se non me le ricordo; e quelle stesse sensazioni che so che tu hai provato, quelle stesse insicurezze quotidiane (come il non sapere se con questo freddo è il caso o meno di uscire per andare all’asilo. o se è meglio far ciucciare Lucio ora anche se è presto per poter avere quell’oretta per lavare i piatti di ieri sera …) mi aiutano a scegliere come comportarmi.

Perché io quelle insicurezze le ho vissute con te e su di te, e grazie a questo ho cercato le persone che mi potessero esser vicine e le ho trovate e sono sicura che tu me le abbia fatte incontrare proprio perché hai voluto aiutarmi come una mamma presente nella vita della propria figlia.

Perché solo te ed io sappiamo quanto sei stata nella mia vita in questo ultimo anno, ora che sei ovunque e in alcun posto; ora che di  nipoti sconosciuti ne hai due … ma anche di questo non son convinta.

Se con Mario hai condiviso un mese e poco più in questa realtà, ho la certezza che con Lucio tu abbia condiviso tutti i nove mesi in cui lui era “oltre” questo mondo; sono sicura che era con te, che tu gli hai spiegato la situazione, gli hai detto che cosa poteva fare e non fare per aiutarmi. Per questo lui è così tranquillo, per questo Lucio, al contrario di Mario, dorme e mi fa riposare quel tanto che basta per essere in grado di correre dientro a Mario.

Chissà quanto lo hai coccolato prima che arrivasse da me, così come fai con Mario quando lo vieni a prendere mentre dorme e lo porti con te a giocare (così mi ha raccontato lui ). Quando lo vedo ridere nel sonno ora so che è con te e ne sono felice.

Sai, ora lavoro tanto con le mamme, le aiuto ad imparare a portare i loro bimbi in fascia ed anche questo l’ho “assorbito” da te; perché tu, per tanti anni, hai sostenuto le mamme, quelle più in difficoltà perché sole e, spesso, straniere. Me ne ricordo tante, e ricordo i loro splendidi bambini, e ricordo quanto si affezionavano a te che non avevi mai una parola di troppo o brusca; eri una persona semplice ed affidabile e loro avevano bisogno di questo.

Quante avventure con quel 126 bis che ci portava ovunque: tribunali, assistenti sociali, ospedali, case famiglia, quante ne abbiamo viste insieme.

Con quella patente che avevi preso mentre Cinzia, allora molto piccola, dormiva sulle sedie della scuola guida ed io giocavo a fare i quiz. Perché tu volevi prendere la patente per poterti muovere ed essere più libera.

E facevi tutto per noi!

Ogni anno andavamo a Fiumicino, mese di luglio al mare e anche lì avevi il tuo bel daffare, soprattutto quando eravamo piccole noi. I primissimi anni (Cinzia ne aveva uno ed io due) ci facevi fermare sotto al muretto vicino alla strada, secondo me neanche la vedevamo l’acqua. 🙂

Quanto ti abbiamo preso in giro mia sorella ed io per queste tue fisse ma, ora che ho due bimbi piccoli anche io e sono da sola con loro, lo capisco eccome 🙂

Poi negli anni ti eri creata il tuo giro di amiche; ricordo tutti i bambini con cui giocavamo in spiaggia e tutte le case che sceglievi di abitare in quel mese all’anno in cui eravamo lì.

Sorridevi ogni volta che tornavo a casa con un colore di capelli diverso, anche quando mi sono praticamente rasata, dopo i primi istanti di sconcerto, hai detto : “Sei proprio matta” e lo dicevi col sorriso proprio di una mamma divertita dalle stramberie della figlia.

E ti ricordi quanto hai dovuto penare per convincermi a comprare le tende per la mia casa nuova? Le comprai dopo anni che abitavo lì e questa fissa di non trovare mai le tende giuste m’è rimasta; in questa casa in cui abitiamo da un anno le tende ancora non ci sono 😉

Ed ora sono anche vegana, non so come l’avresti presa! Certo che il sapore del tuo polpettone me lo sogno ancora perché come lo facevi tu non lo faceva nessuno tanto che anche Cristian quando venne a Roma lo volle per pranzo, e tu eri tutta contenta 🙂

E mi accorgo che più trascorre il tempo e più dimentico gli anni della tua malattia e rivivo gli anni in cui eri sana; appena te ne sei andata facevo fatica a ricordarli, era come se mi si fosse fissata nella mente l’immagine di te sofferente, stanca della vita invece ora riaffiorano i ricordi di te bella e vitale, sempre in movimento.

A distanza di ormai tre anni mi hai aiutata a riappropriarmi di te nella tua interezza e completezza, anche in quella parte di sofferenza che mi ha insegnato tanto.

Per questo è la prima volta che scrivo di te nell’anniversario della tua morte e lo faccio con la serenità che tu mi hai donato standomi accanto in questo anno in cui sei ovunque e in alcun posto.

A mia madre

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